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chi lo dice che debba essere per elisa?
lunedì, 09 marzo 2009 18:19 ~ musica, ricordi, scritto altrove, sometimes i smile, seya
CheshireCats
now listening: Für Elise - Ludwig van Beethoven
Mi sembra quasi di vedermi, non ancora maggiorenne e con i capelli lunghissimi raccolti in cima alla testa con un elastico da carta - di quelli che si impigliano ovunque quando li levi e fanno un male terrificante. L'aria è così densa e calda che ad ogni respiro ti sembra di riempire i polmoni con qualcosa di umido e pesante che ti preme contro il petto dall'interno costringendoti a espirare con fatica e prima di quanto vorresti. C'è un vecchio ventilatore nella stanza, che ruota sul proprio perno immobilizzandosi per qualche istante ad ogni cambio di direzione. Ogni volta che punta nella mia direzione una ventata goffa e polverosa mi investe, ma invece che pensare al momentaneo sollievo sembro preoccuparmi più che i fogli davanti a me non vengano sparpagliati sul tavolo. Tutte le stanze di normale ufficio hanno l'aria condizionata, tenuta così alta che quasi mi viene freddo se penso a doverci entrare. Purtroppo l'unico fax dell'ufficio si trova nell'archivio, e l'unica persona deve usarlo tre volte ogni cinque minuti sono io. E così eccomi qui - eccomi lì, se consideriamo che adesso sono seduta davanti a un computer a scrivere a voi - che inserisco 4 fogli alla volta per non farli inceppare e cerco i numeri da digitare nella rubrica in pelle appoggiata accanto a me. Potrebbe sembrare un lavoro noioso così di primo acchito, ma vi assicuro che per me in quel momento si trattava semplicemente del più rilassante tra quelli a disposizione. Una volta fatta l'abitudine ogni mia azione diventa meccanica e ripetitiva, tanto che dopo un poco posso permettermi di sonnecchiare ad occhi aperti nel calore del pomeriggio: gli unici rumori sono i cigolii degli scaffali pieni zeppi di volumi vecchi e il segnale telefonico che proviene dal fax. Tutto il resto si condensa nel mio respiro. All'improvviso si sente un rumore, una nota, che entra dalla finestra spalancata sovrapponendosi ad ogni suono. Come se un gigante avesse pestato con violenza a terra ogni cosa sobbalza nell'aria densa, come a volersi scrollare la polvere di dosso. E mentre tendo le orecchie per controllare di non essere impazzita per il caldo, alla prima nota ne segue una seconda e poi una terza e così via. Appoggio i fogli sulla scrivania e vado alla finestra, appoggiandomi al davanzale troppo alto per me. Conosco la canzone, perchè anche io ne so suonare un piccolo pezzo. Quasi me lo immagino il pianista che vive chissà quanti piani sopra la mia testa, chino sul pianoforte mentre suona per distrarsi dal caldo e trovare la voglia di tornare a lavorare. Magari è una ragazza come me, che come me cade nel torpore se immersa nel silenzio dell'estate. Immagino anche le altre persone del vicinato sospendere per un istante le loro attività per ascoltare il suono che sembra quasi provenire dal cemento arido. E senza rendermene conto comincio a muovere le dita per ricalcare le poche note che mi ricordo, chiudendo gli occhi fino a che la melodia non termina e l'incanto finisce. Un rumore sgradevole proviene dal fax e io corro a rimuovere la carta che si è inceppata mentre ero distratta. Sono le 2.50 del pomeriggio e, anche se ancora non lo so, accadrà la stessa cosa anche il giorno successivo e quello dopo ancora. Tutti i pomeriggi, per tutta l'estate, alla stessa ora esatta. Quello che prima era un capitare lì per caso, diventa poi un appuntamento fisso con una persona che non conosco ma per incontrare la quale mi invento anche piccole scuse per poter scappare dal ronzio freddo dell'aria condizionata e rifugiarmi nell'archivio dall'aria rovente. Così per anni. Adesso io sono in un'altra città, in altri posti e altri tempi; e mi chiedo se ancora oggi c'è qualcuno che, al mio posto e con la mia invidia, riesce a sentire ogni giorno quella musica.
-Seya
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chi non muore..
mercoledì, 03 dicembre 2008 17:22 ~ random, scritto altrove, seya
CheshireCats
Now Reading: Who does fear Nero Wolfe? - Rex Stout
Random Quote: "I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare." [Umberto Eco - Come si fa una tesi di laurea]
Non ho molto tempo, quindi andiamo subito al sodo. Sono nel laboratorio di informatica sotto Ercolani e sarei venuta qui per studiare un po' mentre aspetto la prossima lezione. La tastiera fa parte della categoria di tastiere 'io non conosco parole che contengono vocali accentate' quindi almeno per questo post il verbo essere prende in prestito l'apostrofo per scrivere cose come e' e saro'. Dicevo, stavo per mettermi a studiare quando mi e' venuto in mente che nei prossimi tempi saro' davvero davvero impegnata. Non so per quale ragione i miei professori hanno deciso di concentrare a inizio gennaio tutti gli esami che di solito vengono spalmati tra gennaio e febbraio, e quindi onestamente non so quanto tempo potro' passare qui a parlarvi di origami e fai-da-te. Soprattutto considerando che anche nei periodi di pace non posto praticamente mai. Cosa posso dirvi in queste poche righe? Che vi interessi sul serio, probabilmente niente. Per quanto riguarda me, ho un gran bisogno di tagliarmi i capelli e sto diventando sempre piu' brava a sopravvivere senza cioccolato [anche per merito di chi mi aiuta a frenarmi :*]. E soprattutto sono tanto felice. Magari ora dico che non mi vedrete per qualche settimana, e poi invece tornero' tra qualche giorno, chi puo' dirlo. Tanto per parlare di un argomento a me poco appetibile, posso dirvi che questi sono i miei ultimi giorni da diciannovenne e questo non mi rende particolarmente felice. Ma voglio risparmiarvi la mia solita lamentela del 'santo cielo sto invecchiando il tempo passa e ho freddo al naso'. Anzi, per quanto mi riguarda ho intenzione di impegnarmi per dimostrare a questo maledetto destino che si e' sbagliato, e che i miei vent'anni saranno cosi' belli che avrebbero meritato di essere vissuti a diciannove. Cosi' impara.
-Seya
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kit di sopravvivenza universitaria
martedì, 21 ottobre 2008 19:10 ~ cose che capitano, scritto altrove, sometimes i smile, seya
CheshireCats
Now Listening: Always With Me, Always With You - Joe Satriani
Now Reading: Buon'apocalisse a tutti - Pratchett and Gaiman
Random Quote: "There are two types of people in this world, good and bad. The good sleep better, but the bad seem to enjoy the waking hours much more." [Woody Allen]
h 12.35, ora di Sistemi Operativi
"Oramai è un anno che studio qui a Bologna, e tutte le cose allora mi sembravano entusiasmanti novità ora sono diventate parti integranti della vita mia e di altre decine di studenti. Ecco le cose di cui, ho imparato, noi universitari non possiamo fare assolutamente a meno.
# sudoku del City, cruciverba del Metro. Non trovare neanche uno di questi due giornali prima di entrare a lezione equivale condannare la giornata ad una rovinosa esperienza di sopravvivenza. Quando la palpebra calante sembra avere il sopravvento, è arrivata l'ora di dar mano ai giornali e dedicarsi alle nobili attività enigmistiche. Da farsi da soli, in collaborazione o nell'emozionante versione 'sfida all'ultimo sangue'
# badge elettronico. Utile tanto quanto il tesserino sanitario. Le lavatrici in cui si utilizzano sono dei trappoloni mortali che popolano gli incubi di ogni studente
# volantino della pizzeria preferita. ha un posto d'onore nella cucina di chi studia fuori casa. consegna a domicilio e bibita in omaggio ad ogni pizza è la soluzione più consigliata.
# bic nera. Eventualmente accompagnata da bianchetto ed evidenziatore, è tutto ciò che rimane dell'equipaggiamento delle scuole superiori
# coinquilino dai piedi di fata. Ogni volta che cammina in corridoio sembra che stia passando un elefante con l'urgenza di andare in bagno. Anche a piedi nudi fa il rumore di una gigantessa con tacco 13. Ovviamente è quello che la notte rientra a casa più tardi di tutti.
# bici rubata. Serve solo a ravvivare la conversazione a tavola per narrare dove e come vi è stata portata via. Una sorta di cicatrice di guerra.
# pianta grassa. Sfogo dei pollici verdi universitari che non si possono permettere di coltivare verdeggianti distese di felci e bonsai, finisce in breve tempo soffocata dall'eccessiva acqua e dal troppo amore
# biscotti della mulino bianco. Disponibili anche in versione Plenty/Pam. Sono il pasto principale dello studente insieme a pizza, scatolette di tonno e sughi barilla. Così come le bottiglie d'acqua, il modo e le tempistiche con cui esauriscono rimangono misteri irrisolvibili
# quello che a lezione fa centomila domande. Non sta mai zitto. Ha marchiato col fuoco il suo nome sui banchi in prima fila e soffre di torcicollo continuo a forza di annuire con la testa ad ogni sillaba del prof. Non ha ancora capito che "c'è qualche dubbio?" e "tutto chiaro?" sono domande retoriche, e che non serve inventarsi problematiche astruse per mostrsi interessato. Durante le pause va a chiacchierare con l'insegnante, o si limita a sorvegliare le sue cose mentre lui va a prendersi un caffè. Quando a fine lezione hanno già tutti cappotto addosso e borsa a tracolla lui alza la mano per domandare un breve riassunto degli ultimi 47 argomenti.
# 30 cent. vanno bene per un caffè, un tè caldo o un pacchetto di cracker. assolutamente necessari se si vuole arrivare a sera.
Ho dimenticato altro?"
-Seya
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non aspettatevi niente, finisce come inizia:
lunedì, 06 ottobre 2008 20:33 ~ pensieri, random, scritto altrove, hikari
CheshireCats
Erano le 18 e 59 e qualcosa in anticipo di un minuto mi svegliò dal letargo immaginario di quella fresca serata dei primi di ottobre. Era un richiamo, qualcosa che mi diceva su per giù: è facile, alzati e vieni da me. guardami!. Le campane di una chiesa, quelle che ogni mattina per due anni hanno accompagnato il mio risveglio (non sono religiosa, ma le campane mi sono sempre piaciute). Era una musica un po' triste, diversa da quella delle sette di mattina, ma mi accese lo stesso qualcosa. Mi affacciai alla finestra, mentre nell'aria risuonavano le ultime note del motivetto. Una grossa nuvola dalla forma di un triangolo, con l'angolo in basso a destra grigio, spesso e denso, che man mano andava alleggerendosi verso sinistra, tagliava a metà il cielo arancione e blu.
Sotto la mia finestra c'è una specie di valle vuota, bassa e verde con soltanto una strada trafficata, e più in là (circa 300 metri in avanti rispetto alla mia finestra) ne comincia un'altra interna al paese circondata da palazzi. Ecco, da uno di questi si diffondeva una canzone pop anni '80, così ad alto volume da poter essere ascoltata da casa mia. Probabilmente c'era una festa; i palazzi erano scuri perchè era quasi buio, ma il cielo era ancora colorato e luminoso.
Più mi concentravo e più i rumori mi arrivavano alle orecchie- il rombo delle moto, i clacson nelle strade lontane, i cani che abbaiano. Un bambino che piange. Il rumore dei piatti dalla cucina dei vicini. Da lontano si intravedevano addirittura le luci di Roma, riuscivo a vedere le colline con i boschi e gli uliveti. La nuvola si spostava sempre più a sinistra, pulendo e lucidando il cielo al tramonto. Tutti i rumori che sentivo all'improvviso trovarono il loro significato; ognuno faceva parte del piccolo letargo di qualche persona, come tante camerette con loro pruofumo, arredamento e la loro musica, abitate da persone ignoranti, secondo il loro volere, dell'esistenza di altri piccoli mondi isolati come il loro. Chissà quale sarebbe la loro reazione se sapessero che qualcuno li osserva attraverso i loro muri trasparenti, pensai appoggiandomi con i gomiti sul davanzale. Forse si sentirebbero un po' violati; io però non avevo nessun senso di colpa.
Ma io sono troppo obiettiva e realista, continuai, anzi, lo sono diventata: ricordo bene quando papà mi portava a Roma e tornavamo a casa in macchina di sera. Come mi piaceva!, eppure riuscivo a rimanere all'interno del mio letargo a quattro ruote. E' una cosa che adesso non sempre mi riesce. A sentire le macchine che passavano avevo questo flashback, ma sapevo che se fossi stata per strada in quel momento mi sarei esternata nello stesso identico modo, come se il mio corpo avesse fatto parte della cameretta ma la mia mente fosse uscita da quel sacco tiepido di carne e ossa e si fosse messa ad osservare gli eventi che si susseguono; dovrei imparare a vivere un po' meglio nella mia ignoranza.
19 e 43, il cielo era blu intenso, la luna quasi a metà splendeva sola in quella distesa enorme. Una bambina cantava dal balcone dei vicini, i gentitori ridevano e dentro la mia stanza entrava invadente e sfacciato l'odore della carne arrosto. Nessuno, però, stava ad osservare da fuori; intendo, erano tutti intenti ad occuparsi del proprio mondo.
(Chissà se c'è qualcun altro che si diverte a osservare come me; mi chiedo quanto andrà ancora avanti la mia incapacità ad adattarmi alle circostanze. Probabilmente manca quella cosa, quel pensiero o quella persona che potrebbe riuscire a "buttarmi indietro nella mischia" e a ritornare attenta e presente)
lo so che sembro una wannabe scrittrice spicciola ma in realtà non voglio impressionare nessuno, questo l'ho scritto sul mio diario quello di carta e quindi inizialmente era una cosa soltanto per me. mi è sembrato giusto metterlo sul blog, soprattutto per riabituarmi e tornare in campo :P
-Hikari
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ora ne abbiamo la certezza
mercoledì, 30 aprile 2008 22:45 ~ post-it, scritto altrove, seya
CheshireCats
Random Quote: '..perdita di coscienza temporanea, escoriazioni su mento, collo, fianco dx, ginocchio dx, abrasioni su naso, braccio dx, spalla sx, gambe e gigabernoccolo in piena fronte'
non sono in grado di volare.
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ho assaggiato la neve
venerdì, 04 gennaio 2008 23:37 ~ pensieri, cose che capitano, nostalgia, scritto altrove, sometimes i smile, seya
CheshireCats
(da un foglio scritto a matita da qualche parte tra padova e ferrara nel tardo pomeriggio del 4 gennaio 2008)
'io odio le stazioni. sono caotiche. la gente ti urta, si ferma nel mezzo del corridoio, ti passa davanti per trovare un posto a sedere nel vagone più vicino. sono sporche. l'odore è cattivo, i muri pieni di scarabocchi e neanche il più invitante dei distributori ti invoglia a toccare qualcosa di commestibile lì in mezzo. sono rumorose. gli annunci si susseguono continui, i bambini più piccoli strillano di gioia per la novità del posto, le televisioni pubblicitarie ripetono fino alla nausea una manciata di motivetti stonati. eppure in ogni stazione c'è qualcosa di sconvolgentemente meraviglioso. tu sei lì, seduto sulla tua valigia, nel bel mezzo del marciapiede al binario 5, e tieni le mani ben infilate in tasca per timore che ti rubino il cellulare. è un tardo pomeriggio di gennaio, di quelli in cui non capisci neanche che tempo fa perchè alle 18 è già buio. insomma sei lì in mezzo, e hai un freddo del porco, e mentre ti volti per vedere se arriva il tuo treno qualcosa ti colpisce in pieno volto, con la stessa violenza di uno schiaffo, e allo stesso modo ti lascia, ammutolito e barcollante mentre le prime lacrime ti salgono agli occhi. non sai neanche tu perchè piangi, sai solo che eri lì, seduto nel caos, nello sporco e nel rumore e all'improvviso ogni cosa ti sembra dannatamente bella. ci sono centinaia di persone intorno a te; persone che piangono abbracciandosi, persone che lavorano al palmare, persone che sbadigliano o che buttano nel cestino la confezione vuota ed unticcia del tramezzino. e tu sei l'unico ad accorgersene. sei l'unico che, senza neanche sapere perchè, spalanca gli occhi e si rende conto che non è il solo ad avere un motivo per essere lì. così, esattamente in quell'istante, ti prende alla gola l'idea di quante persone erano sedute lì, prima di te, di quante lacrime ed addii hanno visto quel posto e di quanto poco rimanga di essi. anche se tu, sempre e solo in quel preciso istante, te ne sei ricordato per la prima volta. e magari tutto questo ti spaventa, tanto che rovisti affannosamente nel cumulo delle emozioni altrui nel tentativo di radunare quelle che ti appartengono. e così ricordi la neve fresca. ricordi la cioccolata ed i biscotti, i film fino alle 6 di mattina e le guerre a cluedo. ricordi il respiro di una casa piena di amici che dormono, il contatore dell'elettricità che va in allarme sul più bello e i pizzicotti sulle guance. così la stazione perde i suoi contorni definiti, non senti più il rumore delle rotaie nè lo scalpiccio nervoso della gente. continueresti a rovistare tra le cose che che hai vissuto, se solo non arrivasse il tuo treno. e anche se il tuo sguardo sembra triste e lontano, mentre sali gli scalini troppo alti del vagone riesci a distinguere chiaramente che dentro te, all'altezza del petto, ora alberga qualcosa di tiepido e morbido. cosa chiedere di meglio?'
-Seya
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reloaded
mercoledì, 12 dicembre 2007 00:29 ~ post-it, scritto altrove, seya
CheshireCats
Ho già scritto questo consiglio. In un altro tempo, in un altro spazio, ma l'ho già fatto. Ho passato al setaccio tutti i pensieri che voglio condividere con voi in questo momento, ma l'unico da cui possiamo trarre giovamento entrambi è qualcosa che non nasce da me. Non vogliatemene, credo non potrei veramente dirvi altro ora come ora.
“Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro. Oppure preoccupati , ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica. I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non t’erano mai passate per la mente. Di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa’ una cosa, ogni giorno che sei spaventato. Canta. Non esser crudele col cuore degli altri. Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti. Non perder tempo con l’invidia. A volte sei in testa. A volte resti indietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti. Se ci riesci veramente dimmi come si fa.
Conserva tutte le vecchie lettere d’amore, butta i vecchi estratti conto. Rilassati.
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco, a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che cono sco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio. Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no. Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant’anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio. Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche. Le tue scelte sono scommesse. Come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti i modi che puoi. Senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E’ il più grande strumento che potrai mai avere. Balla. Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai. Non leggere le riviste di bellezza. Ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori. Non puoi sapere quando se ne andranno per sempre. Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro. Renditi conto che gli amici vanno e vengono. Ma alcuni, i più preziosi, rimarranno. Datti da fare per colmare le distanze geografiche e di stili di vita, perche più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca. Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci coi capelli, se no quando avrai quarant’anni sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell’accettare consigli, mal sii paziente con chi li dispensa. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga. Ma accetta il consiglio… per questa volta.”
(Tratto da “The Big Kahuna”, 2000, regia J. Swanbeck)
-Seya
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will you be eating that cake?
mercoledì, 14 novembre 2007 19:15 ~ scritto altrove, seya
CheshireCats
Now Listening: Coldplay - Clocks
Now Reading: Licia Troisi - Le Guerre del Mondo Emerso
Now Playing: il ds è morto..
Random Quote: 'I must protect my fledging Utopia.' [Death Note]
Da un foglio sparso del mio quaderno di analisi:
"Raramente mi è capitato di scrivere un post del blog su carta. Questa è una di quelle volte. E prima che pensiate che mi diverto a passare il mio tempo dandomi da fare con queste trovate naïf, lasciate che vi spieghi cosa mi è successo. Se state leggendo queste parole, vuol dire che oramai la mia appassionante avventura è giunta al termne e che sono riuscita finalmente ad entrare in casa mia. Si, perchè ora come ora non ci riesco. Non riesco ad aprire il cancello. Dopo un mese di frecciatine fatte a Marco, dopo un mese di lotte, dopo un mese di "ti vuoi ricordare di chiudere quella cazzo di porta quando esci di casa?", per una volta che mi da retta e la chiude, questa si blocca. Torno da lezione, infilo la chiave e la ruoto di mezzo giro. Si ferma a metà strada, trattenuta da una mano invisibile. Riprovo. Si ferma di nuovo. Giro nell'altro verso, borbottando qualcosa sulla mia scarsa attività cerebrale residua nelle ore post-lezione. No, non si apre neanche dall'altra parte. Ritento come prima. Niente. A questo punto mi fermo. Respiro profondamente, conto fino a 10 e con odio assassino riprendo a muovere nevroticamente la chiave nella serratura, invocando tutti i prof di latino che mi vengono in mente, un paio di conoscenti e Babbo Natale in persona. I vicini più disponibili del mondo, ovviamente non sono in casa. Chiamo marco, che (pace all'anima sua) commenta l'accaduto ridendo. Proprio così. Ride. In tono dispiaciuto, ma ride. In realtà lui è una persona di buon cuore e verrebbe sicuramente a darmi una mano se non fosse che è a lezione. E anche l'Alice è a leziome. Mi rassegno, ed esco a farmi un giro in libreria. Studiare, neanche a parlarne, tutti i libri sono nella Base. Dopo un'oretta torno verso casa. Nessuno è ancora arrivato, e a me comincia a scappare la pipì. Tento di inventarmi trucchi di prestigio sulla porta. Ci salgo sopra, la spingo, la tiro e la prendo a calci. Nulla da fare. Mi siedo sconsolata sul gradino più alto della scalinata, incazzata nera con tutti i venditori di cancelli di questo pianeta. I vicini del piano di sotto aprono la porta e si lanciano per le scale, urlando. Litigano tra loro e vi giuro che l'ultima cosa che voglio è che sappiano che sto sentendo tutto. Continuano il loro dibattito furibondo. Per le scale. Ma cazzo, entrate in casa voi che potete. Insomma, ora sono qui. Sono passate due ore e 30. L'Alice sta tornando a casa e se neanche lei riuscirà ad aprire questa dannata porta vi giuro che nessuna agenzia accetterà di stipulare più un assicurazione sulla vita di Marco [lo sto che stai leggendo brutto scemo, è inutile che poi fai l'offeso]. Fuori fa buio e la luce delle scale è a tempo quindi non posso neanche tornare a sedermi sui gradini. Marco ha lasciato il pc acceso, e sento i suoni di msn al di là della porta. Cristo, che nervoso.. In questo momento dubito ci sarebbe regalo pià gradito di una fiamma ossidrica. Sento un rumore di sotto, credo sia arrivata l'Alice. Domi è felice <3"
-Seya
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 Benvenuti nella nostra fabbrica. Potrete trovare gli oggetti che da sempre desiderate e le cose che più bramate. Abbiamo un vasto assortimento di stivali per gatti, palloncini bucati ed avvocati senza scrupoli. Se vi inoltrerete tra i nostri scaffali (a vostro rischio e pericolo) troverete post-it in carta di riso, lampadine da ricambio per le vostre stelle, principesse in età da marito, guanti da bianconiglio e mappe del tesoro. Magari vi perderete tra i nastri trasportatori, i rulli compressori e tutti i macchinari che finiscono con ori. Qua e là per la fabbrica troverete pezzi del nostro cuore e della nostra mente, momenti della nostra giornata e attimi della nostra vita: non portateli via. Osservateli se volete, commentateli, sono messi lì apposta. Non chiederemo soldi in cambio della nostra merce, nè vi costringiamo a rimanere. Ad ogni modo, ci auguriamo che la permanenza risulti piacevole e speriamo che possiate trovare l'innaffia-nuvole che stavate cercando senza saperlo.
Seya |
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Amo/Odio: La pioggia, il cioccolato, il passato, svegliarsi prima di quanto si dovrebbe, il cioccolato di nuovo, la doccia, le scarpe con il tacco, i farmaci, i viaggi in aereo, le amiche che parlano tanto, il bianchetto, sentire qualcuno che parla di te, i viaggi in generale, un abbraccio, piangere, la neve, la spiaggia, il mare, chi ascolta musica, il doposole, gli sms di mio babbo con i risultati del calcio, la scuola, la mamma, le candele, seya, le vacanze corte, il miele e tante altre cose che ora non ricordo.
Musica: Blind Guardian, Edguy, Epica, Vision Divine, Avantasia, AC/DC, Rhapsody, Symphony X, Stratovarius, Norther, Tystnaden, Helloween, Jorn Lande, Apocalyptica, Dark Moor, Disillusion, Amorphis, Savatage, Ayreon, Blackmore's Night, Silentium, Fjoergyn, Within Temptation, Mors Principium Est, Lunatica, Elvenking, The Who, Embraced, King Crimson, Mozart, Joe Satriani, Sigur Rós, Metallica, Eternal Tears of Sorrow, Dark Lunacy, Immediate Music, Slumber, Iron Maiden, Russell Allen, Liquid Tension Experiment, Twisted Sister, Queen, Trick or Treat, Altaria, Dire Straits, Billy Joel, Sonata Arctica, The Velvet Underground, Iced Earth, Nightwish, Novembre, Twilight Ophera, Krypteria, Bach, Hurt, Kalmah, Die Apokalyptischen Reiter, Clint Mansell, OSI, Maria Callas, Poison, Katatonia, Freedom Call, Haggard, Eric Clapton, Dream Theater, Pachelbel, Gamma Ray, Dragonforce, Genesis, Manowar, Dream Evil ed altri vari |
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È la ciliegina sulla torta di cui tutti sentono parlare ma che pochi hanno avuto l'onore di vedere nella realtà e ancora meno di assaggiare. Eppure, per quanto la prima impressione possa essere ottima e invitante per tutti, posso assicurarvi che in realtà lei è ancora meglio di quanto chiunque si aspetti. È un campo di girasoli durante un viaggio in macchina noioso, una patatina fritta finita per sbaglio sulla tua pizza margherita. Ti fa allargare gli occhi per la sorpresa e non riesci a trattenere un sorriso di cui tu solo sai il significato. È la punta di cioccolato di un cornetto, la schiuma del bagnoschiuma ai frutti di bosco (che non brucia gli occhi però). Ti consola quando sei giù di morale, e tira fuori da te la parte più dolce che tutti dimentichiamo. È un cd con la tua musica preferita, il libro che non smetteresti mai di rileggere. Ti fa passare dei momenti felici, senza chiederti nulla in cambio se non l'affetto che chiunque vorrebbe darle. È una delle persone migliori che puoi sperare di incontrare, e ti consiglio di tenertela stretta, senza farle male. E quando sarà inverno, quando sarà primavera, estate ed autunno, stai certo che lei sarà lì accanto a te, pronta a strapparti una risata o a meravigliarti con qualcosa di nuovo. Perchè lei è Hikari, e nessuno riuscirà mai a cancellare dai suoi occhi quella luce che solo lei può avere. Per fortuna.
Seya
Hi ka ri, ci sono parole per descriverla? E' un fiore, un piccolo bellissimo fiore che sboccia.
E' lo spiraglio di luce che fende le nuvole dopo una giornata di pioggia. E' l'aroma del caffè le mattine d'inverno e il marshmallow nella cioccolata calda.
Hikari di una dolcezza infinta, Hikari che ti fa sorridere quando sei triste e ti sorride anche quando è triste. Una di quelle poche persone di cui sei assolutamente felice d'averne fatto la conoscenza. Un oggetto luccicante in uno sterminato prato verde. Una parola dolce nel momento giusto, e un'adorabile custode.
Una persona per la quale sprecarsi a scrivere una cosa del genere. Perchè merita questo e tanto altro.
Giulycat
Musica: Abyssaria, Abyssos, Ajattara, Amniotic Count, Amok, Amorphis, Anathema, Anorexia Nervosa, Apocalyptica, Arch Enemy, Arsis, Blackmore's Night, Blind Guardian, Catamenia, Children of Bodom, Dark Lunacy, Dark Tranquillity, Death, Demiurg, Dimmu Borgir, Disillusion, Dragonland,
Elvenking, Embraced, Emperor, Enslaved, Ensiferum, Epica, Eternal Tears of Sorrow, Finntroll, Fjoergyn, Graveworm, Helloween, Idolator, In Flames, Insomnium, Iron Maiden, Kalmah, Katatonia, Killswitch Engage, Lacrimas Profundere, Mar De Grises, Midnattsol, Moonsorrow, Morbid, Mors Principium Est, Mortiis, Nightwish, Nirvana, Nocte Obducta, Norther, Novembre, Persuader, Process of Guilt, Raintime, Rising Moon, Sadist, Sepultura, Scar Symmetry, Shining, Sirenia, Slumber, Soilwork, Sonata Arctica, Sonic Syndacate, Stratovarius, Swallow the Sun, Testament, Tiamat, Turisas, Weird Al Yancovic, Winterhorde, Wintersun e altri |