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conoscenze comuni
mercoledì, 12 novembre 2008 11:09 ~ pensieri, random, post-it, hikari
CheshireCats
i pennarelli macchiano le forbici pungono il caffè è amaro le matite da poco si spezzano facilmente la polvere torna subito sui mobili la musica alta fa male, fare la carne alla griglia in balcone da fastidio ai vicini
l'attack appiccica tutto gli specchi si rompono il nero sfina il cuscino è morbido le mamme si preoccupano troppo le nonne pure i vestiti vecchi si irrigidiscono le lenzuola pulite sono ruvide i cellulari che vibrano da troppo tempo cadono dal tavolo la lavatrice è rumorosa anche se chiudi la porta del bagno, non si devono leggere i libri con le mani sporche di cioccolata
il burro è grasso i biscotti fatti in casa sono buoni d'estate fa caldo d'inverno fa freddo in primavera hai l'asma e in autunno torni a casa fradicio di pioggia, il rasoio taglia, le zanzare sono fastidiose, divertirsi di notte ha delle conseguenze nel mattino, la luce che entra in stanza dalle tapparelle quando dormi è fastidiosa, il nero è bello, il nero è bello.
Hikari
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in apnea
venerdì, 17 ottobre 2008 19:30 ~ pensieri, hikari, quello che non vedremo mai
CheshireCats
alzo la cornetta di piombo e la reggo con la mano sinistra appoggiandomi con il gomito per non tremare sotto il peso, con la mano destra digito un numero di cifre infinite elevate alla decima e con un po' di fatica porto l'arnese al mio orecchio. l'aria si fa vagamente tesa, comincia a battermi il cuore un po' più forte del solito mentre assordanti tuuuu-tuuuu si fanno spazio a gomitate nel silenzio. dopo qualche secondo risponde una voce, e superata la prima fase delle frasi pronte da scongelare finisco in attesa del mio obiettivo. all'improvviso avverto uno strano senso di umidità e con aria interrogativa mi guardo intorno, prima a sinistra e poi a destra, ma con quella luce fioca e velata non trovo niente di strano: le mie mani ci sono, gli oggetti silenziosi rimangono appoggiati dove erano. non un fruscìo, un movimento, mi sembra quasi di stare in una stanza fatta interamente di marmo, dai poster attaccati con lo scotch alle soffici coperte messe alla rinfusa sul letto. solo adesso capisco il ragionamento del professore di fisica sull'energia potenziale di un corpo. non mi ero mai sforzata di capire la regola, ma in questo momento me la trovo para para davanti agli occhi, ecco, basterebbe semplicemente sfilare la mia scrivania da sotto gli oggetti silenziosamente appoggiati per farli cadere a terra in una frazione di secondo e farli frantumare in mille pezzi, tutte le tazze spaccate, il monitor del computer esploso, lo specchietto rotto. scacciando quei pensieri ridicoli e concentrandomi sulle mie mani tremanti, mi accorgo solo in un secondo momento che i miei piedi si trovano sommersi da uno strato tiepido d'acqua che filtra dalle pareti. prima di riuscire a formulare una qualsiasi spiegazione logica e razionale mi trovo sommersa fino ai capelli e catapultata in una conversazione; la cornetta si fa leggera e le mani smettono di tremare. sono in apnea ma vivo parlo e respiro, che strana sensazione! nuoto da una parte all'altra della stanza, senza toccare mai il pavimento. potrei andare in qualsiasi direzione, un po' come quando si sogna di volare. aspetta.. ecco come mi sento, sto volando!- e all'improvviso mi trovo sul paesaggio al di fuori della mia finestra, sulle collinette e le case e le strade, sto proprio galleggiando in un mare infinito e trasparente. passo da un palo a un altro circondata da pesci, vado su, giù, vicino alla superficie dell'acqua, fino a toccare il fondale.. i minuti passano e la conversazione si fa sempre più intricata e coinvolgente, fino a un punto in cui ho visto e raccontato così tante cose da non saper più dove andare. mi trovo lì, in apnea, non posso stare in silenzio o fare una pausa perchè dall'altra parte c'è qualcuno che si trova in contatto con me. è una bella sensazione sentire la sua voce, penso. mi fa fondere con l'acqua, diventare una sola cosa, potrei andare in qualsiasi posto bellissimo e accogliente alla sola condizione di non interrompere il legame. sostenere una conversazione. stavo facendo proprio quello, prima guizzando da una parte all'altra, poi in balia delle onde, quasi a farsi trasportare da un'altra forza, sto sostenendo un lungo discorso. questo bellissimo sogno prima o poi dovrà finire, penso tra me e me, io sono in balia delle onde ma il mio interlocutore è in balia delle mie parole, il discorso lo dirigo dove voglio io, lui non fa altro che adattarsi. per quanto tempo potrò sostenerlo ancora, questo piacevole peso?, e sommersa dalle mie preoccupazioni il senso di apnea ovattata comincia a dissolversi. il mio tremore, come petrolio nero buttato nell'acqua comincia a rientrare nel profondo delle mie ossa, nel midollo, torna al suo luogo di appartenenza. che fine hanno fatto i pesci, tutte le cose belle che ho raccontato? come l'acqua in un pozzo, prima o poi si dovranno prosciugare, non sono infinite, rifletto. un istantaneo click con l'inizio e la fine ben definiti, e mi ritrovo seduta sulla sedia della mia stanza semibuia. lascio cadere l'oggetto di piombo per terra, facendo scatenare tutta la sua energia potenziale.
-Hikari
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dolce routine
mercoledì, 15 ottobre 2008 22:44 ~ pensieri, post-it, hikari
CheshireCats
immaginatevi una stanza con una finestra che si apre con la chiave. tutti i giorni, regolarmente, questa finestra viene aperta con uno scatto e fa cambiare l'aria, poi si mettono a posto i letti, si spolverano i mobili, si passano l'aspirapolvere e lo straccio, si lavano le tende una volta a settimana e si lucidano tutti i vetri. immaginatevi questa operazione svolta tutti i santi giorni, tutto l'anno, come le persone non si possono scordare a casa le mutande la mattina, la chiave ogni giorno con uno scatto fa aprire la finestra e fa entrare l'aria fresca. poi, in un giorno di primavera, la chiave si perde misteriosamente. è, volatilizzata, prima c'era e adesso non c'è più! strano ma vero, non ci si può fare proprio niente, è andata.
ecco come mi sento, immaginate un bambino che ogni mattina viene svegliato e vestito dalla mamma prima di andare all'asilo. l'ordine è semplice, lo capisce pure lui: arriva la mamma, mi sveglia, prende i vestiti e me li mette, poi mi lava, mangiamo e andiamo insieme in macchina. ecco, un bel giorno il bambino si sveglia da solo ma la mamma non arriva, va a vedere in camera e lei gli dice una cosa sul "questa mattina mi devi vestire e portare in macchina all'asilo". uno come minimo si sente un attimino spaesato, mi sembra anche ovvio, no? "eccomi qui, adesso lo gestisci tu, non avrai mica sempre il cuscino sotto al sedere, lo sai questo?"
-Hikari
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non aspettatevi niente, finisce come inizia:
lunedì, 06 ottobre 2008 20:33 ~ pensieri, random, scritto altrove, hikari
CheshireCats
Erano le 18 e 59 e qualcosa in anticipo di un minuto mi svegliò dal letargo immaginario di quella fresca serata dei primi di ottobre. Era un richiamo, qualcosa che mi diceva su per giù: è facile, alzati e vieni da me. guardami!. Le campane di una chiesa, quelle che ogni mattina per due anni hanno accompagnato il mio risveglio (non sono religiosa, ma le campane mi sono sempre piaciute). Era una musica un po' triste, diversa da quella delle sette di mattina, ma mi accese lo stesso qualcosa. Mi affacciai alla finestra, mentre nell'aria risuonavano le ultime note del motivetto. Una grossa nuvola dalla forma di un triangolo, con l'angolo in basso a destra grigio, spesso e denso, che man mano andava alleggerendosi verso sinistra, tagliava a metà il cielo arancione e blu.
Sotto la mia finestra c'è una specie di valle vuota, bassa e verde con soltanto una strada trafficata, e più in là (circa 300 metri in avanti rispetto alla mia finestra) ne comincia un'altra interna al paese circondata da palazzi. Ecco, da uno di questi si diffondeva una canzone pop anni '80, così ad alto volume da poter essere ascoltata da casa mia. Probabilmente c'era una festa; i palazzi erano scuri perchè era quasi buio, ma il cielo era ancora colorato e luminoso.
Più mi concentravo e più i rumori mi arrivavano alle orecchie- il rombo delle moto, i clacson nelle strade lontane, i cani che abbaiano. Un bambino che piange. Il rumore dei piatti dalla cucina dei vicini. Da lontano si intravedevano addirittura le luci di Roma, riuscivo a vedere le colline con i boschi e gli uliveti. La nuvola si spostava sempre più a sinistra, pulendo e lucidando il cielo al tramonto. Tutti i rumori che sentivo all'improvviso trovarono il loro significato; ognuno faceva parte del piccolo letargo di qualche persona, come tante camerette con loro pruofumo, arredamento e la loro musica, abitate da persone ignoranti, secondo il loro volere, dell'esistenza di altri piccoli mondi isolati come il loro. Chissà quale sarebbe la loro reazione se sapessero che qualcuno li osserva attraverso i loro muri trasparenti, pensai appoggiandomi con i gomiti sul davanzale. Forse si sentirebbero un po' violati; io però non avevo nessun senso di colpa.
Ma io sono troppo obiettiva e realista, continuai, anzi, lo sono diventata: ricordo bene quando papà mi portava a Roma e tornavamo a casa in macchina di sera. Come mi piaceva!, eppure riuscivo a rimanere all'interno del mio letargo a quattro ruote. E' una cosa che adesso non sempre mi riesce. A sentire le macchine che passavano avevo questo flashback, ma sapevo che se fossi stata per strada in quel momento mi sarei esternata nello stesso identico modo, come se il mio corpo avesse fatto parte della cameretta ma la mia mente fosse uscita da quel sacco tiepido di carne e ossa e si fosse messa ad osservare gli eventi che si susseguono; dovrei imparare a vivere un po' meglio nella mia ignoranza.
19 e 43, il cielo era blu intenso, la luna quasi a metà splendeva sola in quella distesa enorme. Una bambina cantava dal balcone dei vicini, i gentitori ridevano e dentro la mia stanza entrava invadente e sfacciato l'odore della carne arrosto. Nessuno, però, stava ad osservare da fuori; intendo, erano tutti intenti ad occuparsi del proprio mondo.
(Chissà se c'è qualcun altro che si diverte a osservare come me; mi chiedo quanto andrà ancora avanti la mia incapacità ad adattarmi alle circostanze. Probabilmente manca quella cosa, quel pensiero o quella persona che potrebbe riuscire a "buttarmi indietro nella mischia" e a ritornare attenta e presente)
lo so che sembro una wannabe scrittrice spicciola ma in realtà non voglio impressionare nessuno, questo l'ho scritto sul mio diario quello di carta e quindi inizialmente era una cosa soltanto per me. mi è sembrato giusto metterlo sul blog, soprattutto per riabituarmi e tornare in campo :P
-Hikari
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quello che sono in grado di darmi
lunedì, 19 maggio 2008 00:14 ~ pensieri, sometimes i smile, seya
CheshireCats
Now Listening: Heaven Calling - Vision Divine
Now Reading: Il cimitero senza lapidi ed altre storie nere - N. Gaiman
Random Quote: "After that there were no roses anymore. Not for anyone." [Valerie - V for Vendetta]
È incredibile come certe piccole cose riescano a dare soddisfazione più di tanti altri successi. Qualche volta capita di rimanere indifferenti davanti a persone che si complimentano per un buon risultato a scuola, o per un traguardo raggiunto sul lavoro, e al contrario ci si esalta per minuscoli avvenimenti della giornata. Aprire il forno con indosso i guanti da cucina e scoprire che la torta questa volta sembra essere riuscita come si deve. Scrivere il punto alla fine di un lungo racconto che per settimane ci ha tenuti impegnati e concentrati. Accorgersi che sono spuntati i primi germogli delle violette seminate a febbraio, o che il pesco del giardino ha fatto i frutti per la prima volta da quando è stato piantato. Sconfiggere il boss finale dell'ultimo livello nel cuore della notte, con il lenzuolo tirato fin sopra la testa e un po' di paura di venire scoperti ancora svegli. Dominare quella maledetta funzione di Eulero, o riuscire a far muovere due animazioni nella stessa finestra di java senza che il computer protesti. Le cose che si riescono a creare dal nulla, molte volte, sono quelle che lasciano in bocca il sapore dolce della vittoria orgogliosa di sé. E la mia opinione è che non ci sia niente di male a trarre felicità da tutto ciò. Ho visto tantissimi adulti osservare il proprio figlio con un sorriso e dire che mai avrebbero creduto di 'poter fare una cosa così bella'. Non so dire se si tratti di un luogo comune, o di una cosa detta per emulazione; eppure sono convinta che ci sia qualcosa di misteriosamente soddisfacente nel poter dare vita a qualcosa che prima non esisteva. Inventare una fiaba, lavorare un maglione ai ferri, creare un programma capace di risolvere un problema dato, qualsiasi sia l'oggetto del nostro impegno. E mi viene da chiedermi quanti siano in grado di trarre lo stesso piacere nel creare sensazioni o sentimenti nelle altre persone. Essere orgogliosi di un sorriso dato, o felici anche solo perchè si riesce ad amare una persona. Forse alla base di tutto questo c'è solo la volontà egoistica di sentirci capaci di fare qualcosa, la necessità di riuscire a confermare l'esistenza di quel po' di potere che gestiamo tra le nostre mani. Anche se così fosse, io al momento non riesco a vederci molto di male: sono più portata a pensare che il vero egoismo sia quello che ci spinge ad utilizzare quel piccolo potere per fare felici noi senza tener in considerazione il resto. Ma se fare felici noi non danneggia gli altri, e anzi talvolta li rende felici a loro volta, è comunque il caso di vergognarsene?
-Seya
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cosa mi regali?
lunedì, 07 aprile 2008 00:28 ~ pensieri, quello che non vedremo mai, seya
CheshireCats
Now Reading: Misery - Stephen King
Now Playing: nada de nada, ma i rabbids ci perseguitano
Now Listening: Comatose - Ayreon
Random Quote: "Dopo il silenzio ciò che meglio esprime l'inesprimibile è la musica" [Aldous Huxley]
Una cosa di cui sono abbastanza soddisfatta, è il riuscire a raggiungere senza eccessivi problemi ogni più piccola parte della mia schiena. Mai che mi sia successo di dover dire 'Scusa, mi prude la scapola, ti spiace..?', o di agonizzare per minuti nel tentativo di risolvere da sola lo spinoso problema. Mi chiedo da dove venga il prurito, se sia immaginazione della nostra mente o uno scherzo del tatto. Tatto che, a pensarci bene, è dei cinque il senso che faccio meno caso di possedere. Insomma, immaginatevi un po' voi. Vi svegliate nel cuore della notte, e vi accorgete che un diavoletto malefico sta seduto a gambe incrociate all'altezza del vostro stomaco. Vi guarda con un sorrisetto poco gradevole, e vi spiega senza tergiversare che è venuto a portarsi via uno dei vostri sensi. Dato che si sente di buon umore, vi lascia la facoltà di decidere voi quale. Senza pensarci due volte, confermate di volervi tenere per voi la vista. Il buio è una cosa che spaventa, e temete di trovare la follia nell'oscurità. Non poter vedere gli amici ed i parenti, osservare i figli crescere, non poter andare al cinema, dipingere, disegnare, osservare vecchie foto e filmini su vhs. No, decisamente non fa per voi. L'udito? Comunicare a gesti, guardare la televisione con i sottotitoli, non poter cantare sotto la doccia e rinunciare definitivamente alla musica. La musica.. Personalmente, ne morirei. Senza gusto, ci si dimenticherebbe quasi di mangiare. Forse sarebbe la dieta perfetta, ma si rischierebbe di bere caffè zuccherato, minestra scotta, formaggio deperito e chissà cos'altro. Per non parlare di tutti i sapori persi per sempri (e dico solo una parola: cioccolato). Con l'olfatto si va più sull'incerto.. È vero, ci sono odori piacevoli che si sentono volentieri. I fiori, l'erba appena tagliata, uno shampo particolare al capibara, la terra umida e.. ho già detto cioccolato? Inoltre siete cresciuti con l'ossessione di vostra madre che dice 'senti odore di gas?'. Ma a parte questo, non vi vengono in mente altri utilizzi. E infine il tatto.. Che serve.. si beh, a toccare e cose e.. ehm.. boh? Dire se sono lisce o ruvide? Siete quasi pronti ad offrirlo al diavoletto quando vi torna in mente una cosa. Senza tatto, si può abbracciare? Hanno un senso accarezzare, baciare e sfiorare? Tenere per mano, tirare le trecce, giocare con l'acqua, impastare il pane... forse no, senza non si può. E per fortuna non ci sono esserini malefici sul mio stomaco, perchè ora come ora non intendo rinunciare a nessuna di queste cose
-Seya
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sipario - side b
martedì, 05 febbraio 2008 19:52 ~ pensieri, quello che non vedremo mai, seya
CheshireCats
Now Listening: Hymn - Edguy
Now Reading: Shining - Stephen King
Random Quote: "Do you not ever wonder why these leaden tears will never dry?" [Blank Infinity - Epica]
Ho voglia di pensare ad altro. Qualsiasi altra cosa, per favore, va bene tutto. È come essere a teatro, nel bel mezzo di uno spettacolo. Bello o brutto che sia, non ha nessuna importanza. Sai solo che le luci sono spente, fatta eccezione per quelle puntate sul palco. Non sei tu che decidi da che parte guardare, perchè se sposti sulla platea lo sguardo accecato dai riflettori difficilmente riuscirai a scorgere qualcosa di netto: solo ombre grigie, contorni di fumo scuro, e figure indefinite. Così riporti gli occhi sul palcoscenico, e mano a mano che ti fai prendere dal racconto le tue pupille si dilatano lentamente. Prima che tu te ne accorga sei di nuovo lì, con la mente avvinghiata all'intreccio della storia e le labbra appena dischiuse, come ad aspettare un liquore dolce proveniente da chissà quale terra straniera. Ti dimentichi [anzi, forse non ti sei neanche mai accorto], che intorno a te ci sono altre cento, mille persone, nascoste dall'oscurità. A te invisibili, e quindi inesistenti. Così il teatro si popola di abiti da sera luccicanti, che rimangono appoggiati allo schienale senza nessuno al loro interno. Cravatte annodate su un collo impalpabile, ventagli che si agitano come mossi per magia, scarpe senza piedi dentro esse. Il tutto completamente immerso nel buio, tanto che se davvero all'intero pubblico scomparisse improvvisamente la testa difficilmente qualcuno se ne accorgerebbe. È il palco che importa. È la tragedia che comanda. E, dannazione, the show must go on. Chi rimane indietro è perduto. Così rimani fermo, soffocando i colpi di tosse per non disturbare. Quasi dimentichi chi sei, o non ti accorgi che il tempo sta passando. Ricordi solo che all'improvviso le luci si riaccendono di colpo, e qualcosa ti scaraventa con violenza sulla tua lussuosa sedia foderata con velluto rosso sangue. Lo spettacolo è finito. E ancora un po' stordito, come un serpente che si rintana nella cesta dopo essere stato ipnotizzato, ti alzi in piedi per infilarti il giubotto, la mente che annaspa cercando di ricordare dove hai parcheggiato la macchina. Non ti senti un po' perso anche tu? A volte sembra di lasciare un pezzo di anima dentro al teatro, e di dimenticarsene non appena si esce dalla porta a vetri lucidata a specchio. Che cosa contenga quel pezzetto, non riuscirò mai a capirlo. Ma forse, se in un momento qualsiasi dello spettacolo provassi a chiudere gli occhi, ecco forse la prossima volta cambierebbe qualcosa. Senza poter vedere, sentirei le risate delle persone, gli applausi a scena aperta, il fruscio della mano che cerca un fazzoletto di carta in tasca. E abituandomi al buio completo, riaprendo poi le palpebre in direzione del pubblico potrei vedere gli sguardi e i sorrisi, le lacrime nascoste e gli sbadigli annoiati. Così se a qualcuno sparisse la testa me ne accorgerei, e potrei aiutarlo a cercarla. Forse perderei un po' della trama dello spettacolo, ma pazienza. Evidentemente non ho ancora capito cosa importa davvero. Ma a me va bene così. Credo che vada bene così. O no?
-Seya
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il tempo di un sorriso
giovedì, 17 gennaio 2008 22:37 ~ pensieri, nostalgia, quello che non vedremo mai, seya
CheshireCats
Now Listening: Death Whispered a Lullaby - Opeth
Now Reading: Stardust - Neil Gaiman
Random Quote: 'I hurt myself today, to see if I still feel' [Hurt - Nine Inch Nails]
Avete presente quelle riprese a telecamera fissa che vengono mandate avanti veloce? Tipo quelle che inquadrano il cielo con nuvole che sembra siano vive da quanto veloce si muovono. Oppure il filmato di un fiore che si schiude in pochi secondi, o di una strada affollata in cui le persone che passano sono solamente ombre vaghe ed indefinite. Ecco, mi stavo chiedendo come sarebbe se si potesse fare la stessa cosa tenendo la nostra telecamera inquadrata su una persona. Insomma, tenere questa persona sempre al centro dell'obiettivo, perfettamente a fuoco, e lasciar scorrere le immagini dietro ed accanto ad essa. Tutta una vita rivista in un paio di ore. Posti, persone, momenti dell'infanzia, colori, strade, amici, banchi di scuola, musica, ospedali, giochi, stanze vuote, matrimoni, risate, notti insonni e corridoi di alberghi. Tutto ammassato, confuso in una nebbia pastosa, come una vaschetta di gelato lasciata sul tavolo incautamente, i cui gusti si sciolgono e la fragola si mescola al cioccolato ed alla crema. Il nostro protagonista cambia man mano che i numeri scattano veloci nello spazio riservato al conto dei giorni, e davanti ai nostri occhi cresce, si alza, i capelli si allungano, la pelle si abbronza e si schiarisce e poi si abbronza di nuovo; a volte sorride per giorni, altri volte nei suoi occhi si vede solo il vuoto lasciato da qualcosa o da qualcuno. Per certe persone i posti che fanno di contorno alla loro vicenda sono sempre gli stessi: casa scuola casa scuola casa lavoro casa lavoro casa. Altri invece si spostano, viaggiano, raccolgono sabbia del deserto, fanno snowboard sulle montagne più alte, nuotano nei mari più profondi e visitano le metropoli più grandi. Ma in certi casi lo sfondo diventa di minima importanza, perchè viene coperto dalla presenza di persone che procedono insieme alla nostra cavia in questione: parenti che ci sono fin dalla nascita, compagni di scuola che si trovano casualmente nello stesso percorso quando è stata girata la scena, amici che invece sono disposti a starti accanto qualsiasi sia il sentiero che sceglierai. Non puoi sapere cosa succederà fino a che non lo vedrai con i tuoi occhi. Ma il finale, quello è uguale per tutti. Non si può sperare di sorprendere il pubblico, di riempire gli occhi della gente con colpi di scena a sorpresa. E come adesso, magari, avete letto tutte le parole che ho scritto fino a qui quasi di fretta, chiedendovi chissà dove voglio andare a parare, senza prestare eccessiva attenzione a qualche frase perchè 'al limite dopo rileggo', allora anche un giorno vi ritroverete a guardare il vostro filmato e vi accorgerete che la parte migliore è passata quando stavate pensando ad altro. Solo che questa volta sarà difficile tornare indietro per osservare meglio.
-Seya
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ho assaggiato la neve
venerdì, 04 gennaio 2008 23:37 ~ pensieri, cose che capitano, nostalgia, scritto altrove, sometimes i smile, seya
CheshireCats
(da un foglio scritto a matita da qualche parte tra padova e ferrara nel tardo pomeriggio del 4 gennaio 2008)
'io odio le stazioni. sono caotiche. la gente ti urta, si ferma nel mezzo del corridoio, ti passa davanti per trovare un posto a sedere nel vagone più vicino. sono sporche. l'odore è cattivo, i muri pieni di scarabocchi e neanche il più invitante dei distributori ti invoglia a toccare qualcosa di commestibile lì in mezzo. sono rumorose. gli annunci si susseguono continui, i bambini più piccoli strillano di gioia per la novità del posto, le televisioni pubblicitarie ripetono fino alla nausea una manciata di motivetti stonati. eppure in ogni stazione c'è qualcosa di sconvolgentemente meraviglioso. tu sei lì, seduto sulla tua valigia, nel bel mezzo del marciapiede al binario 5, e tieni le mani ben infilate in tasca per timore che ti rubino il cellulare. è un tardo pomeriggio di gennaio, di quelli in cui non capisci neanche che tempo fa perchè alle 18 è già buio. insomma sei lì in mezzo, e hai un freddo del porco, e mentre ti volti per vedere se arriva il tuo treno qualcosa ti colpisce in pieno volto, con la stessa violenza di uno schiaffo, e allo stesso modo ti lascia, ammutolito e barcollante mentre le prime lacrime ti salgono agli occhi. non sai neanche tu perchè piangi, sai solo che eri lì, seduto nel caos, nello sporco e nel rumore e all'improvviso ogni cosa ti sembra dannatamente bella. ci sono centinaia di persone intorno a te; persone che piangono abbracciandosi, persone che lavorano al palmare, persone che sbadigliano o che buttano nel cestino la confezione vuota ed unticcia del tramezzino. e tu sei l'unico ad accorgersene. sei l'unico che, senza neanche sapere perchè, spalanca gli occhi e si rende conto che non è il solo ad avere un motivo per essere lì. così, esattamente in quell'istante, ti prende alla gola l'idea di quante persone erano sedute lì, prima di te, di quante lacrime ed addii hanno visto quel posto e di quanto poco rimanga di essi. anche se tu, sempre e solo in quel preciso istante, te ne sei ricordato per la prima volta. e magari tutto questo ti spaventa, tanto che rovisti affannosamente nel cumulo delle emozioni altrui nel tentativo di radunare quelle che ti appartengono. e così ricordi la neve fresca. ricordi la cioccolata ed i biscotti, i film fino alle 6 di mattina e le guerre a cluedo. ricordi il respiro di una casa piena di amici che dormono, il contatore dell'elettricità che va in allarme sul più bello e i pizzicotti sulle guance. così la stazione perde i suoi contorni definiti, non senti più il rumore delle rotaie nè lo scalpiccio nervoso della gente. continueresti a rovistare tra le cose che che hai vissuto, se solo non arrivasse il tuo treno. e anche se il tuo sguardo sembra triste e lontano, mentre sali gli scalini troppo alti del vagone riesci a distinguere chiaramente che dentro te, all'altezza del petto, ora alberga qualcosa di tiepido e morbido. cosa chiedere di meglio?'
-Seya
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l'inferno di un altro pianeta
domenica, 30 dicembre 2007 02:35 ~ pensieri, cose che capitano, seya
CheshireCats
Now Listening: The Illusionist - Scar Simmetry
Now Reading: Pendolarità - Isaac Asimov
Random Quote: ''Alla conversazione durante un party nessuno contribuisce più degli assenti' [Audrey Hepburn]
A volte mi capita di domandarmi come sarebbe svegliarsi un giorno e scoprire che nulla di quello che hai sempre dato per scontato lo è ancora. Tutti quei gesti che sono diventati tuoi per abitudine, tutte quelle cose che non ti sorprendono più perchè non passa giorno della tua vita senza che si ripetano, tutte le azioni che ogni giorno compiamo senza pensarci troppo. Ripartire da zero, in qualsiasi cosa. Non per sempre, ma solo per 24 ore. Apri gli occhi dopo aver dormito, e prima di scendere dal letto devi controllare da che parte c'è il muro. Cerchi una forchetta in cucina, e non sai in che cassetto ci sono le posate. D'accordo, mi rendo conto che può essere irritante doversi ricostruire tutto da capo. Eppure.. voi non vi stancate mai di essere sempre gli stessi, senza neanche sapere il motivo? State vivendo la vostra giornata di sempre, ed improvvisamente un'enorme mano invisibile schiaccia il tasto di pausa sul telecomando e voi in un istante vi accorgete della scena che avete davanti. In piedi, alla fermata dell'autobus, con il braccio alzato per avvisare il conducente che dovete salire. E vi sembra quasi che il braccio si sia sollevato da solo, perchè voi non ricordate di avergli chiesto di farlo. Oppure siete seduti a tavola, la mamma posa la forchetta nel piatto vuoto e pulendosi la bocca con il tovagliolo accenna che 'nel frigo c'è dell'affettato che è avanzato dall'altro giorno, se qualcuno ha ancora fame'. E voi magari [anche se non avete fame] vi trovate in piedi, davanti al frigorifero aperto, con la mano ancora sulla maniglia e la schiena ricurva per riuscire a vedere i ripiani più bassi. Il portapizze suona al campanello, vi consegna quello che avete ordinato e si scusa, ma la birra proprio l'avevano finita. Pagate, chiudete la porta ed è come se quella persona per voi smettesse di esistere. Non vi chiedete neanche per mezzo secondo chi sia, o dove andrà, nè vi tornerà in mente di averlo incontrato. Quand'è stata l'ultima volta che siete andati appositamente alla finestra per vedere se la luna è piena o no? Avete più giocato con la schiuma dello shampo? Perchè sono passati più di dieci anni dall'ultima volta che avete raccolto quelle margherite spelacchiate che crescono nelle zolle d'erba accanto ai marciapiedi? Non sono queste le cose che aiutano nella vita. Nessuno ti darà un aumento perchè hai imparato a prepararti il gelato da solo. Non passerai l'esame di maturità solo perchè a 19 anni ti domandi ancora che sapore ha la neve prima che tocchi terra. Ma vi prego, non abbiate fretta di dimenticarvi le cose che non vi servono. C'è sempre spazio per quelle.
-Seya
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da tutt'altra parte
mercoledì, 26 dicembre 2007 02:55 ~ pensieri, random, cose che capitano, seya
CheshireCats
Now Listenin: Prelude: song of the gulls - King Crimson
Now Playing: Grazie per snap!
Random Quote: 'If only you could stay, and keep me in... It's violent here, why did you run from me?" [July - Katatonia]
Fin dal primo momento della tua vita in cui acquisisci consapevolezza di essere una persona, un esserino amorfo che si agita per scalare una parete di ghiaccio, capisci che per farcela hai bisogno di aggrapparti da qualche parte. Prendi una corda, te la leghi in vita, e cerchi di conficcare l'altra estremità ferrata nella superficie del dirupo congelato. A volte ti soffermi per martellarla bene, facendola entrare in profondità. Altre volte ti devi accontentare di un lavoro più superficiale, ma non c'è tempo a sufficienza per starci ancora, o manca la voglia di farlo. I chiodi a tua disposizione sono tanti, mischiati nella stessa scatola che porti con te, e non è facile distinguere quelli resistenti da quelli meno forti. Così non puoi fare altro che piantarne due o tre, quasi a caso, e poi cominciare la tua impresa. In certi giorni tutto sembra andare bene: se ti aggrappi nel punto sbagliato e le tue mani perdono presa, i fermi rimangono ben saldati alla parete e ti salvano da una bella caduta. Acquisti fiducia in essi ed in te, e le mani diventano sempre più forti ed abili nel trovare gli appoggi migliori. Altri giorni invece capita che una corda ceda. Forse te lo aspettavi, perchè era vecchia e logora, e sapevi non avrebbe resistito a lungo. Altre volte invece accade di colpo, come un quadro che senza preavviso si stacca dalla parete con un rumore sordo. Stavi cadendo, e la corda non ti ha sorretto. E come senti il colpo di frusta del laccio che si spezza, sgrani gli occhi e per un istante sei diviso tra l'amarezza della sorpresa e la speranza che gli altri legami siano sufficienti per impedirti di precipitare. A nessuno piacerebbe cadere, dover ricominciare da zero. Certe persone trovano dei chiodi così resistenti ed adatti a sè che per un pezzo più o meno lungo della scalata fanno affidamento solo su uno di essi, dimenticandosi del resto. Che le altre corde si rovinino, resistano, invecchino, o rimangano fisse nonostante l'incuria, può dipendere dalla fortuna o da quanto tempo ci si era soffermati sopra in precedenza. Non affidatevi alla sorte. Tutti quanti prima o poi cadono e si ritrovano a terra, sdraiati sulla neve, con il volto rivolto verso il cielo ed il ghiaccio. E capita anche che qualcuno soffra meno per la caduta che per la delusione di non aver potuto far affidamento su nessuno nel momento del bisogno. C'è chi decide di riprovarci da solo, contando solo sulle proprie forze, ma di questo gruppo di persone quelli che arrivano alla fine sono pochi e sfiniti. Non ci sono leggi che regolino questo scambio di forze. Non esiste un giusto ed uno sbagliato. Può bastare un briciolo di fiducia, come può non essere sufficiente neanche tutta la volontà del mondo. Posso solo augurarvi di arrivare in cima, e di poterlo fare come vi siete prefissati di riuscirci. Il resto è solo pandoro, piatti del servizio buono e carta da regalo accartocciata.
-Seya
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it's all about wind insanity
sabato, 22 dicembre 2007 02:14 ~ pensieri, cambiamenti e rivoluzioni, quello che non vedremo mai, seya
CheshireCats
Now Listening: Down to the Devil - Edguy
Now Reading: I Mostri di Cthulhu - Howard Lovecraft
Now Playing: Rayman and his Rabbits are Back
Random quote: 'Oderint dum Metuant' - Caligola
Un giorno, non so quando e non so dove, le persone avranno la possibilità di registrare i propri pensieri per poi riascoltarli o riviverli in un secondo tempo. Più o meno come oggi facciamo quando registriamo la nostra voce, o scattiamo una fotografia, o lasciamo qualche appunto scarabocchiato su un tovagliolo di carta. Ma poichè il più delle volte conserviamo già con noi un ricordo sufficiente vivo di quello che ci siamo appuntati, il nostro pezzo di memoria finisce cestinato, perso, o dimenticato in qualche scatola sul fondo di qualche armadio. Capita a volte però, ad anni di distanza, che la scatola venga riportata alla luce dal suo distratto proprietario e che riveli il suo contenuto ormai appartenente al passato. E allora tornano all'aria aperta posti e persone che da tempo non si vedevano, nè popolano più la mente di chi un tempo viveva di questi. Tornano in mente episodi, talvolta tristi e talvolta piacevoli, ma sempre offuscati dalla nebbiolina della cattiva memoria, come la pellicola usurata di un vecchio cortometraggio. Se però potessi rivivere interamente le mie esperienze un'altra volta, a distanza di anni, forse esiterei a riconoscerle. A volte faccio una gran fatica ad accettare come mie reazioni che in passato avrei giustificato pienamente. Probabilmente oggi lo stesso film mi lascerebbe indifferente, non piangerei più per quella persona e sarei più serena prima dell'esame. Che sia perchè sono io ad essere cambiata, che sia perchè so già come va a finire la storia in questione, questo non lo so. Penso solo che non posso regolare la mia esistenza su scelte che non ho fatto ed emozioni che non ho vissuto. Non voglio più nutrirmi di sentimenti spenti o di vie che non ho mai scelto di intraprendere. Quindi quando arriverà quel giorno, non so quando e non so dove, spolvererò il mio ricordo, lo incornicerò e lo appoggerò dove potrò vederlo sempre. Poi infilerò le scarpe, uscirò dalla porta, e ricomincerò a vivere dal punto in cui ero arrivata.
-Seya
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thirty minutes before immersion
sabato, 15 dicembre 2007 18:50 ~ pensieri, post-it, quello che non vedremo mai, seya
CheshireCats
Now Reading: Pappagalli Verdi - Gino Strada
Now Playing: Paradise Lost - Symphony X
Random quote: I think the second you stop fighting it, time really is on your side. - JD [Scrubs]
Ricomincia il conto alla rovescia. Tra 30 minuti staccherò le mani dalla tastiera, spegnerò il pc e queste parole altro non saranno che una manciata di byte. Trenta minuti sono troppo pochi per scrivere qualcosa di bello e coerente. Ma sono anche troppi per rinunciare a farlo. È incredibile come a volte le ore abbiano il potere di dilatarsi mostruosamente in certi giorni, per poi ripiombare in un concentrato ammasso plasmatico di minuti che si accavallano di corsa il giorno seguente. Bisognerebbe riorganizzare il sistema da capo. Magari dividendo il tempo in unità singole di utilizzo. La più breve di tutte, sarebbe quella da un Secondo. Avrebbe una confezione piccola quanto un dado da gioco, cubica esattamente come quest'ultimo. E penso sarebbe gialla. I negozi di Secondi avrebbero pochi clienti, ma abituali ed affezionati. Centometristi arrivati secondi alla semifinale delle nazionali. Studenti delle superiori armati di bigliettini il giorno prima della simulazione di terza prova. Pendolari con la triste abitudine di perdere il treno per un soffio. La seconda unità di misura invece sarebbe il Minuto. Confezioni verdi simili ad uova di gallina, sia per la forma che per la dimensione. Gli appassionati dei Minuti, sarebbero persone in cerca di avventure ed emozioni forti. Fanatici delle montagne russe e dell'immersione senza bombole d'ossigeno. Adolescenti che si scambiano un bacio di nascosto, approfittandone del corridoio deserto durante l'ora di lezione prima dell'intervallo. Chirurghi specializzati in operazioni rapide e precise. Un Minuto raramente cambia la vita, ma può lasciarti respirare una ventata di aria fresca dopo una giornata di smog. Le Ore sarebbero la merce più venduta ed utilizzata. Come le banconote da 10 euro, per capirci. Infatti sarebbero rosse, e grandi come un cubo di rubik. In un'Ora o due grandi uomini in carriera porterebbero a termine l'ennesimo contratto con una grande azienda straniera. Si potrebbe andare in palestra, o guardare un film. Pranzare a casa dei nonni, mentre sorridi sentendoli criticare il tuo modo di vestirti. Immergersi nella vasca e leggersi un buon libro. Sarebbe l'unità di tempo più rilassante. Mentre quella più pericolosa, sarebbe il Giorno. Bottigliette con un liquido blu, come quelle da mezzo litro d'acqua. Bisognerebbe vietarne la vendita a chi sta per sposarsi, o chi è arrivato al giorno prima dell'esame di Maturità. Persone che ne diventerebbero dipendenti, pur di poter posticipare od anticipare un giorno che a volte mette ansia o preoccupazione. 24 ore sembrano non finire mai, a volte. Vorrei descrivere anche Settimane, Mesi ed Anni, ma mi sto già annoiando e temo che lo stesso valga anche per voi che leggete. La mia rivoluzione fallisce così, miseramente, senza neanche venir ideata nella sua completezza. Beh, se non altro è servita a far passare questi trenta interminabili minuti.
-Seya
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don't take me for granted
lunedì, 26 novembre 2007 20:08 ~ pensieri, random, seya
CheshireCats
Now Listening: Nino Rota - Godfather Theme
Now Playing: It's time for Zelda's overdose
Now Reading: Albert Camus - Lo Straniero
Random Quote: Give us a shot Rents. I really need a hit. [Allison from Trainspotting]
Ne sono praticamente sicura. Un giorno l'inventore del raffreddore verrà giustiziato in piazza, sotto gli occhi delle migliaia di persone innocenti che hanno passato almeno un giorno della loro vita chiuse in casa, sotto le coperte, con gli occhi lacrimanti e una scatola di kleenex a portata di mano. In questi momenti ti senti così rincoglionito che anche la rabbia che provi per dover sopportare una simile tortura viene ovattata dalla nebbia e dal cotone, e si limita a scivolare mollemente qualche millimetro sotto la pelle, come una corrente elettrica continua che non ti permette neanche di dormire come vorresti. Voi che state continuando a leggere, cosa vi aspettate mai da una persona in queste condizioni? Non ci sono pensieri coerenti più lunghi di qualche riga, nella mia testa. O meglio, ci sono, ma tra loro e le dita sulla tastiera passa qualcosa della consistenza di una piscina di gelatina. Forse è meglio così, perchè i pochi che riescono a tornare in superficie integri danno l'idea di essere i superstiti di una sommossa interna. Qualcosa sta cambiando, e basandomi su quello che riesco a scorgere nella nebbia, per una volta è qualcosa che faccio per me stessa. Dimenticavo: i Vision suonano a Ravenna e gli Epica a Bologna. Chi devo ringraziare?
-Seya
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non ce la faccio più
martedì, 13 novembre 2007 15:21 ~ pensieri, momenti di scazzo, hikari
CheshireCats
a essere circondata di amiche anche molto importanti che mi etichettano come insensibile e fredda soltanto perchè invece di piangermi addosso davanti a tutti tutto il tempo, mi sono fermata un po' a pensare e ho realizzato che probabilmente la cosa migliore da fare è non pensarci troppo. è come se non capissero che forse prima di agire un po' ci penso, al contrario di loro.. è fantastico quando trovano ogni occasione per farmi l'elenco di tutte le cose che dimostrano il contrario con affermazioni sagge del tipo "sei troppo impulsiva, vedi? lo dimostri ogni volta!", mi fa pensare a quanto comprensive siano le persone che mi conoscono bene, i miei migliori amici. oh, certo..
o magari è vero che sono la donna di pietra della situazione e sotto sotto non me ne frega niente, o ancora può darsi che sia stata una stupida a dire anche come mi sento o semplicemente cambiare argomento con "vabbè, lasciamo stare, viva la vita!" quando ero praticamente sicura al 100% della reazione che avrebbero (e poi, hanno) avuto, o che far finta di essere triste e depressa ogni minuto avrebbe risolto tutto, oppure che dovevo pensare prima al fatto che gli altri possono benissimo vivere senza sapere tutti gli affari miei dato che scaricare tutti i problemi addosso a qualcun altro, alla fine, non mi fa sentire per niente meglio. semplicemente, non volevo che lo venissero a scoprire da sole.
non è che sono una povera piccola adolescente incompresa, il fatto è che gli altri sono così stupidi che non arrivano da soli a questo tipo di soluzioni. :P
-Hikari
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 Benvenuti nella nostra fabbrica. Potrete trovare gli oggetti che da sempre desiderate e le cose che più bramate. Abbiamo un vasto assortimento di stivali per gatti, palloncini bucati ed avvocati senza scrupoli. Se vi inoltrerete tra i nostri scaffali (a vostro rischio e pericolo) troverete post-it in carta di riso, lampadine da ricambio per le vostre stelle, principesse in età da marito, guanti da bianconiglio e mappe del tesoro. Magari vi perderete tra i nastri trasportatori, i rulli compressori e tutti i macchinari che finiscono con ori. Qua e là per la fabbrica troverete pezzi del nostro cuore e della nostra mente, momenti della nostra giornata e attimi della nostra vita: non portateli via. Osservateli se volete, commentateli, sono messi lì apposta. Non chiederemo soldi in cambio della nostra merce, nè vi costringiamo a rimanere. Ad ogni modo, ci auguriamo che la permanenza risulti piacevole e speriamo che possiate trovare l'innaffia-nuvole che stavate cercando senza saperlo.
Seya |
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Amo/Odio: La pioggia, il cioccolato, il passato, svegliarsi prima di quanto si dovrebbe, il cioccolato di nuovo, la doccia, le scarpe con il tacco, i farmaci, i viaggi in aereo, le amiche che parlano tanto, il bianchetto, sentire qualcuno che parla di te, i viaggi in generale, un abbraccio, piangere, la neve, la spiaggia, il mare, chi ascolta musica, il doposole, gli sms di mio babbo con i risultati del calcio, la scuola, la mamma, le candele, seya, le vacanze corte, il miele e tante altre cose che ora non ricordo.
Musica: Blind Guardian, Edguy, Epica, Vision Divine, Avantasia, AC/DC, Rhapsody, Symphony X, Stratovarius, Norther, Tystnaden, Helloween, Jorn Lande, Apocalyptica, Dark Moor, Disillusion, Amorphis, Savatage, Ayreon, Blackmore's Night, Silentium, Fjoergyn, Within Temptation, Mors Principium Est, Lunatica, Elvenking, The Who, Embraced, King Crimson, Mozart, Joe Satriani, Sigur Rós, Metallica, Eternal Tears of Sorrow, Dark Lunacy, Immediate Music, Slumber, Iron Maiden, Russell Allen, Liquid Tension Experiment, Twisted Sister, Queen, Trick or Treat, Altaria, Dire Straits, Billy Joel, Sonata Arctica, The Velvet Underground, Iced Earth, Nightwish, Novembre, Twilight Ophera, Krypteria, Bach, Hurt, Kalmah, Die Apokalyptischen Reiter, Clint Mansell, OSI, Maria Callas, Poison, Katatonia, Freedom Call, Haggard, Eric Clapton, Dream Theater, Pachelbel, Gamma Ray, Dragonforce, Genesis, Manowar, Dream Evil ed altri vari |