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analog soul
martedì, 16 giugno 2009 08:43 ~ cose che capitano, sometimes i smile, seya
CheshireCats
now reading: Gamers - Shanna Compton
now playing: 'Kill the troll with the nasty knife'
now watching: The Skeleton Key
random quote: 'Credo in cose reali e in altre che non lo sono e credo in altre cose ancora che nessuno sa se sono reali o no. Credo in Babbo Natale e nel coniglietto di Pasqua e in Marilyn Monroe e nei Beatles, in Elvis e Mister Ed. Guarda... credo che gli uomini siano esseri perfettibili, che il sapere sia infinito, che il mondo sia nelle mani di un cartello bancario segreto e che gli alieni vengano a trovarci regolarmente, alieni bravi e tutti rugosi che assomigliano ai lemuri e alieni cattivi che mutilano il bestiame e vogliono rubarci l'acqua e le donne. Credo che il futuro sia preoccupante e che un giorno la Donna-Bufalo-Bianco tornerà a prenderci tutti a calci nel sedere. Credo che gli uomini siano soltanto bambini troppo cresciuti con gravi problemi di comunicazione e che il declino del sesso in America coincida con la chiusura dei drive-in. Credo che gli uomini politici siano dei disonesti senza principi e credo che siano comunque preferibili all'alternativa. Credo che quando verrà il grande terremoto la California affonderànell'oceano, mentre la Florida si dissolverà, inghiottita dalla follia, dagli alligatori e dalle scorie tossiche. Credo che il sapone antibatterico stia distruggendo la nostra capacità di resistenza alla sporcizia e alle malattie e quindi un giorno verremo tutti annientati da un banale raffreddore come i marziani nella Guerra dei Mondi. Credo che i più grandi poeti del secolo siano Edith Sitwell e Don Marquis e che la giada sia sperma di drago secco, e che migliaia di anni fa, in una vita precedente, sono stata una sciamana siberiana monca. Credo che il destino dell'umanità sia scritto nelle stelle. Credo che le caramelle fossero davvero più buone quando ero piccola, che da un punto di vista aerodinamico per il bombo sia impossibile volare, che la luce sia un'onda e una particella e che da qualche parte ci sia un gattino chiuso dentro una scatola vivo e morto allo stesso tempo (ma che se non si sbrigano ad aprire la scatola e a dargli da mangiare finirà per essere morto e basta) e che nell'universo ci siano stelle miliardi di anni più vecchie dell'universo stesso. Credo in un dio tutto mio che si preoccupa per me e protegge tutte le mie azioni. Credo in un universo privo di dèi mosso da caos, rumore di fondo ed una grande fortuna. Credo che tutti quelli che dicono che il sesso sia un'attività sopravvalutata non l'hanno mai fatto come si deve. Credo che chiunque sostenga di sapere come va il mondo sia capace di mentire anche sulle piccole cose. Credo nell'onestà assoluta e nella necessità di ragionevoli menzogne sociali. Credo nel diritto delle donne di scegliere, nel diritto di un bambino di vivere, che se ogni vita umana è sacra non c'è niente di male nella pena di morte, sempre che sia possibile fidarsi di un sistema legale, e che solo uno scemo si fiderebbe. Credo che la vita sia un gioco, uno scherzo crudele, e che sia quella cosa che ti capita quando sei vivo, quindi tanto vale godersela' [American Gods]
Immaginate una ragazza. Ha 20 e passa anni, studia lontano dalla sua città. Si trova in una cucina, seduta al tavolo dove è abituata a cenare. C'è una lampada accesa, sufficiente ad illuminare il quaderno dove sta ricopiando gli appunti in bella copia. Ha una ciotola laccata in smalto rosso accanto, piena ad un quarto di cereali da colazione. Dal bagno arriva il rumore di un phon intento ad asciugare capelli, dalla stanza accanto le urla di due ragazzi che giocano a pes. Il piede della ragazza dondola avanti e indietro nervosamente, sfiorando la gamba del tavolo con l'infradito bianca. La ragazza guarda verso i fogli ma non è la sua calligrafia tondeggiante quello che realmente vede. Non è la carta riciclata, nè la bic coperta da impronte di morsetti nervosi. Non sono posti lontani nè paesi esotici, sogni di laurea o speranze di cambiamenti. Quello che la ragazza vede è qualcosa che ha già dentro, e che la rende felice. Qualcosa che ha trovato il suo riparo dentro un buco rimasto vuoto per tantissimo tempo. E adesso che è lì, anche il resto sembra avere più senso.
-Seya
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chi lo dice che debba essere per elisa?
lunedì, 09 marzo 2009 18:19 ~ musica, ricordi, scritto altrove, sometimes i smile, seya
CheshireCats
now listening: Für Elise - Ludwig van Beethoven
Mi sembra quasi di vedermi, non ancora maggiorenne e con i capelli lunghissimi raccolti in cima alla testa con un elastico da carta - di quelli che si impigliano ovunque quando li levi e fanno un male terrificante. L'aria è così densa e calda che ad ogni respiro ti sembra di riempire i polmoni con qualcosa di umido e pesante che ti preme contro il petto dall'interno costringendoti a espirare con fatica e prima di quanto vorresti. C'è un vecchio ventilatore nella stanza, che ruota sul proprio perno immobilizzandosi per qualche istante ad ogni cambio di direzione. Ogni volta che punta nella mia direzione una ventata goffa e polverosa mi investe, ma invece che pensare al momentaneo sollievo sembro preoccuparmi più che i fogli davanti a me non vengano sparpagliati sul tavolo. Tutte le stanze di normale ufficio hanno l'aria condizionata, tenuta così alta che quasi mi viene freddo se penso a doverci entrare. Purtroppo l'unico fax dell'ufficio si trova nell'archivio, e l'unica persona deve usarlo tre volte ogni cinque minuti sono io. E così eccomi qui - eccomi lì, se consideriamo che adesso sono seduta davanti a un computer a scrivere a voi - che inserisco 4 fogli alla volta per non farli inceppare e cerco i numeri da digitare nella rubrica in pelle appoggiata accanto a me. Potrebbe sembrare un lavoro noioso così di primo acchito, ma vi assicuro che per me in quel momento si trattava semplicemente del più rilassante tra quelli a disposizione. Una volta fatta l'abitudine ogni mia azione diventa meccanica e ripetitiva, tanto che dopo un poco posso permettermi di sonnecchiare ad occhi aperti nel calore del pomeriggio: gli unici rumori sono i cigolii degli scaffali pieni zeppi di volumi vecchi e il segnale telefonico che proviene dal fax. Tutto il resto si condensa nel mio respiro. All'improvviso si sente un rumore, una nota, che entra dalla finestra spalancata sovrapponendosi ad ogni suono. Come se un gigante avesse pestato con violenza a terra ogni cosa sobbalza nell'aria densa, come a volersi scrollare la polvere di dosso. E mentre tendo le orecchie per controllare di non essere impazzita per il caldo, alla prima nota ne segue una seconda e poi una terza e così via. Appoggio i fogli sulla scrivania e vado alla finestra, appoggiandomi al davanzale troppo alto per me. Conosco la canzone, perchè anche io ne so suonare un piccolo pezzo. Quasi me lo immagino il pianista che vive chissà quanti piani sopra la mia testa, chino sul pianoforte mentre suona per distrarsi dal caldo e trovare la voglia di tornare a lavorare. Magari è una ragazza come me, che come me cade nel torpore se immersa nel silenzio dell'estate. Immagino anche le altre persone del vicinato sospendere per un istante le loro attività per ascoltare il suono che sembra quasi provenire dal cemento arido. E senza rendermene conto comincio a muovere le dita per ricalcare le poche note che mi ricordo, chiudendo gli occhi fino a che la melodia non termina e l'incanto finisce. Un rumore sgradevole proviene dal fax e io corro a rimuovere la carta che si è inceppata mentre ero distratta. Sono le 2.50 del pomeriggio e, anche se ancora non lo so, accadrà la stessa cosa anche il giorno successivo e quello dopo ancora. Tutti i pomeriggi, per tutta l'estate, alla stessa ora esatta. Quello che prima era un capitare lì per caso, diventa poi un appuntamento fisso con una persona che non conosco ma per incontrare la quale mi invento anche piccole scuse per poter scappare dal ronzio freddo dell'aria condizionata e rifugiarmi nell'archivio dall'aria rovente. Così per anni. Adesso io sono in un'altra città, in altri posti e altri tempi; e mi chiedo se ancora oggi c'è qualcuno che, al mio posto e con la mia invidia, riesce a sentire ogni giorno quella musica.
-Seya
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stupid girl
mercoledì, 18 febbraio 2009 22:24 ~ cose che capitano, cambiamenti e rivoluzioni, sometimes i smile, seya
CheshireCats
now reading: la solitudine dei numeri primi - paolo giordano
now listening: an accidental memory in the case of death - eluvium
random quote: experience is the past tense of experiment [gregory alan elliott]
Se questa fosse una favola, comincerebbe così: 'C'era una volta, non troppo tempo fa, una ragazza stupida.' Che poi sarei io, prima che qualcuno possa fraintendere. Purtroppo scrivere favole non è il mio forte, e quello che vorrei dirvi questa sera è già abbastanza intricato anche senza aggiungerci incantesimi e draghi. Per andare subito al dunque, credo di essere arrivata in uno di quei momenti della propria vita in cui è necessario fermarsi, fare un respiro profondo, e ragionare. Non saprei spiegare quale sia stata la causa scatenante: mettici un paio di esami andati peggio di quanto sperassi, mettici un video di posti (troppo) lontani che aggiunge il desiderio di spazio al desiderio di tempo, mettici che era troppo tempo che non ci prendavamo un paio di ore per dormire abbracciati, mettici che ancora prima di accorgermene stavo diventando ipocondriaca senza neanche sapere bene che si potesse esserlo, mettici che non ho più tempo per fare nulla. Ma la causa non ha importanza. Ha importanza che ho riflettuto, e se vi interessa qui in seguito vi riassumerò in breve cos'ho deciso. Per il mio compleanno ho deciso che devo smetterla di avere paura di invecchiare. In queste settimane mi sono resa conto che forse è meglio che io smetta direttamente di aver paura della morte. Senza dilungarmi troppo potrei dirvi che dopo i primi giorni di riflessione il mio pensiero in merito è riassumibilissimo con la anche troppo quotata frase di Gandhi "vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre". Eppure non è tutto qui. Sono nata oramai già da vent'anni ma solo negli ultimi mesi sto imparando a vivere davvero come vorrei farlo. E ancora ho tanto da lavorarci sopra. Devo smetterla di arrabbiarmi se un esame va male, ma devo smettere anche di studiare perchè 'devo studiare'. Devo trovare il coraggio di dirti davvero quanto bene ti voglio o quanto bene sto con te, e non perchè magari un giorno mi pentirò di non averlo fatto ma perchè adesso ti ho vicino e adesso voglio fartelo capire senza riserve e senza lasciarti dubbi. Se poi avrò modo poi in futuro di ripetertelo ancora e ancora, ne sarò tanto felice. Devo smetterla di cadere dalle scale perchè un giorno le mie ossa si stancheranno di rimbalzare, e allora saranno guai. Devo smetterla di tenere il broncio se 'uffa ma lei mi copia tutto1'. Adesso basta, la sua vita può rovinarsela quanto le pare. Non ho altro tempo da dedicarle. Devo smetterla di litigare con mia sorella o con mia madre, perchè ho tante cose belle da condividere con loro e poco tempo per farlo. L'altro giorno mi ritrovavo a dover mettere per iscritto due righe per descrivermi. Ho ripensato ad una frase del film di Into the Wild, che penso possa riassumere egregiamente questa nuova fase della mia vita. The core of mans' spirit comes from new experiences. Il cuore dello spirito degli uomini nasce dalle nuove esperienze. Io voglio fare nuove esperienze. Voglio leggere, voglio scrivere, voglio fare foto, voglio ascoltare musica, voglio studiare, voglio suonare, voglio viaggiare. Voglio imparare ad avere più fiducia, voglio essere capace di amare senza più nessuna paura e nessuna lacrima facile, voglio essere capace di perdonare e di voltare pagina quando serve. Voglio che mi raccontiate le vostre storie, che mi parliate di posti lontani o di cose che conosco benissimo. Voglio diventare forte. Voglio tenermi strette le persone che ho accanto e che mi vogliono bene, perchè senza di loro non avrei senso. Ma voglio anche imparare a contare su me stessa e a reggermi sulle mie gambe, perchè se riesco a camminare senza bisogno di un bastone allora potrò essere io ad aiutare voi ad andare avanti. Mostrarvi cose nuove. E magari fare nuove esperienze. Cominciate a pensarci sul serio, e dopo aver pensato agite. Perchè forse non ve ne siete accorti ma io, mentre stavate leggendo e ancor prima di completare questa frase, ho già cominciato.
-Seya
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welcome to my room
giovedì, 08 gennaio 2009 14:15 ~ random, post-it, hikari
CheshireCats

"alina, domani non puoi andare a scuola, mi spiace"
"eh? perchè?"
"niente, zoe è andata da lorenzo in macchina ma non ce la può ridare entro domani mattina"
"perchè?"
"eh, ti ricordi che ti aveva detto che lorenzo sta male?"
"sì"
"ecco, stanno tutti e due a casa sua a vomitare..."
-Hikari
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all childrens, except one, grow up
domenica, 14 dicembre 2008 00:02 ~ cose che capitano, sometimes i smile, seya
CheshireCats
Now Listening: Down by with the Sally Garden
Now Reading: La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano
Random Quote: Birthdays are just nature's way of telling us to eat more cake.
È la terza volta che riscrivo questo post. La prima volta volevo raccontarvi che ho deciso di convincermi cambiare il mio atteggiamento nei confronti dei miei compleanni [che chi mi conosce saprà essere stato fino a questo momento decisamente poco maturo] in modo da non dovermi trovare tra trecentosessantainque giorni con lo stesso stato d'animo. Dopodichè mi sono detta che non era la cosa giusta da fare, perchè non voglio ricordare anche questo come un giorno passato a scappare dalla paura o dalla stizza [di cosa poi?], e che sarebbe stato meglio spiegarvi perchè in realtà sono felice. Poi mi sono domandata perchè farlo. Insomma, a quale pro? So di essere felice e probabilmente a voi non interessa particolarmente delle ragioni per cui lo sono. A meno che voi non siate la ragione della mia felicità, e allora questo post è dedicato a voi. A voi che mi parlate, a voi che discutete con me, a voi che mi supportate e a voi che mettete in dubbio i mei pensieri per farmene trovare di migliori o aiutarmi a confrermare le mie idee. Dedicato a te che mi sei sempre stata vicina da quando sei nata e che anche se sembri tanto diversa da me sei e rimarrai la cosa a me più affine. A voi che mi avete cresciuta e mi avete insegnato che non dovrò mai smettere di farlo. A voi che mi avete fatto conoscere la musica, a voi che mi avete insegnato ad amare i libri e l'odore dell'inchiostro fresco. A voi che avete fatto la strada con me per andare a scuola nel freddo del lunedì mattina, a voi che non siete andati al largo a nuotare per rimanere insieme a me. A voi che mi allacciavate le scarpe quando ero troppo piccola per farlo da sola, a voi che non vi siete accorti che durante le vostre verifiche copiavo e a voi che avete continuato a dire che prima o poi avrei imparato a mandare quella palla dall'altra parte del campo. A voi che avete scoperto l'america e avete portato tutte le cose buone come il cioccolato le patate e i popcorn. A voi che condividete con me una caldaia malfunzionante, un frigorifero nuovo e la cucina più gialla del reame. A voi che mi avete fatto le punture che era giusto farmi anche se avevo la faccia di una pronta a ridurvi in brandelli. A voi che avete inventato il sudoku. A voi che ci sarete sempre. A voi che credete in me. E infine a te, che sei arrivato all'improvviso e hai fatto quello che credevo impossibile potessi fare. Che sei passato dalle porte che avevo chiuso e mi hai dato quello che non avevo mai ricevuto. Grazie. A te e a tutti voi altri. E anche un po' a me, che ho trattenuto le lacrimuccia fino alla fine del post e continuerò a farlo almeno fino alla mezzanotte di domani. Perchè un compleanno è una ragione sufficiente per sorridere. E io ne ho venti tutti per me.
-Seya
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chi non muore..
mercoledì, 03 dicembre 2008 17:22 ~ random, scritto altrove, seya
CheshireCats
Now Reading: Who does fear Nero Wolfe? - Rex Stout
Random Quote: "I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare." [Umberto Eco - Come si fa una tesi di laurea]
Non ho molto tempo, quindi andiamo subito al sodo. Sono nel laboratorio di informatica sotto Ercolani e sarei venuta qui per studiare un po' mentre aspetto la prossima lezione. La tastiera fa parte della categoria di tastiere 'io non conosco parole che contengono vocali accentate' quindi almeno per questo post il verbo essere prende in prestito l'apostrofo per scrivere cose come e' e saro'. Dicevo, stavo per mettermi a studiare quando mi e' venuto in mente che nei prossimi tempi saro' davvero davvero impegnata. Non so per quale ragione i miei professori hanno deciso di concentrare a inizio gennaio tutti gli esami che di solito vengono spalmati tra gennaio e febbraio, e quindi onestamente non so quanto tempo potro' passare qui a parlarvi di origami e fai-da-te. Soprattutto considerando che anche nei periodi di pace non posto praticamente mai. Cosa posso dirvi in queste poche righe? Che vi interessi sul serio, probabilmente niente. Per quanto riguarda me, ho un gran bisogno di tagliarmi i capelli e sto diventando sempre piu' brava a sopravvivere senza cioccolato [anche per merito di chi mi aiuta a frenarmi :*]. E soprattutto sono tanto felice. Magari ora dico che non mi vedrete per qualche settimana, e poi invece tornero' tra qualche giorno, chi puo' dirlo. Tanto per parlare di un argomento a me poco appetibile, posso dirvi che questi sono i miei ultimi giorni da diciannovenne e questo non mi rende particolarmente felice. Ma voglio risparmiarvi la mia solita lamentela del 'santo cielo sto invecchiando il tempo passa e ho freddo al naso'. Anzi, per quanto mi riguarda ho intenzione di impegnarmi per dimostrare a questo maledetto destino che si e' sbagliato, e che i miei vent'anni saranno cosi' belli che avrebbero meritato di essere vissuti a diciannove. Cosi' impara.
-Seya
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conoscenze comuni
mercoledì, 12 novembre 2008 11:09 ~ pensieri, random, post-it, hikari
CheshireCats
i pennarelli macchiano le forbici pungono il caffè è amaro le matite da poco si spezzano facilmente la polvere torna subito sui mobili la musica alta fa male, fare la carne alla griglia in balcone da fastidio ai vicini
l'attack appiccica tutto gli specchi si rompono il nero sfina il cuscino è morbido le mamme si preoccupano troppo le nonne pure i vestiti vecchi si irrigidiscono le lenzuola pulite sono ruvide i cellulari che vibrano da troppo tempo cadono dal tavolo la lavatrice è rumorosa anche se chiudi la porta del bagno, non si devono leggere i libri con le mani sporche di cioccolata
il burro è grasso i biscotti fatti in casa sono buoni d'estate fa caldo d'inverno fa freddo in primavera hai l'asma e in autunno torni a casa fradicio di pioggia, il rasoio taglia, le zanzare sono fastidiose, divertirsi di notte ha delle conseguenze nel mattino, la luce che entra in stanza dalle tapparelle quando dormi è fastidiosa, il nero è bello, il nero è bello.
Hikari
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kit di sopravvivenza universitaria
martedì, 21 ottobre 2008 19:10 ~ cose che capitano, scritto altrove, sometimes i smile, seya
CheshireCats
Now Listening: Always With Me, Always With You - Joe Satriani
Now Reading: Buon'apocalisse a tutti - Pratchett and Gaiman
Random Quote: "There are two types of people in this world, good and bad. The good sleep better, but the bad seem to enjoy the waking hours much more." [Woody Allen]
h 12.35, ora di Sistemi Operativi
"Oramai è un anno che studio qui a Bologna, e tutte le cose allora mi sembravano entusiasmanti novità ora sono diventate parti integranti della vita mia e di altre decine di studenti. Ecco le cose di cui, ho imparato, noi universitari non possiamo fare assolutamente a meno.
# sudoku del City, cruciverba del Metro. Non trovare neanche uno di questi due giornali prima di entrare a lezione equivale condannare la giornata ad una rovinosa esperienza di sopravvivenza. Quando la palpebra calante sembra avere il sopravvento, è arrivata l'ora di dar mano ai giornali e dedicarsi alle nobili attività enigmistiche. Da farsi da soli, in collaborazione o nell'emozionante versione 'sfida all'ultimo sangue'
# badge elettronico. Utile tanto quanto il tesserino sanitario. Le lavatrici in cui si utilizzano sono dei trappoloni mortali che popolano gli incubi di ogni studente
# volantino della pizzeria preferita. ha un posto d'onore nella cucina di chi studia fuori casa. consegna a domicilio e bibita in omaggio ad ogni pizza è la soluzione più consigliata.
# bic nera. Eventualmente accompagnata da bianchetto ed evidenziatore, è tutto ciò che rimane dell'equipaggiamento delle scuole superiori
# coinquilino dai piedi di fata. Ogni volta che cammina in corridoio sembra che stia passando un elefante con l'urgenza di andare in bagno. Anche a piedi nudi fa il rumore di una gigantessa con tacco 13. Ovviamente è quello che la notte rientra a casa più tardi di tutti.
# bici rubata. Serve solo a ravvivare la conversazione a tavola per narrare dove e come vi è stata portata via. Una sorta di cicatrice di guerra.
# pianta grassa. Sfogo dei pollici verdi universitari che non si possono permettere di coltivare verdeggianti distese di felci e bonsai, finisce in breve tempo soffocata dall'eccessiva acqua e dal troppo amore
# biscotti della mulino bianco. Disponibili anche in versione Plenty/Pam. Sono il pasto principale dello studente insieme a pizza, scatolette di tonno e sughi barilla. Così come le bottiglie d'acqua, il modo e le tempistiche con cui esauriscono rimangono misteri irrisolvibili
# quello che a lezione fa centomila domande. Non sta mai zitto. Ha marchiato col fuoco il suo nome sui banchi in prima fila e soffre di torcicollo continuo a forza di annuire con la testa ad ogni sillaba del prof. Non ha ancora capito che "c'è qualche dubbio?" e "tutto chiaro?" sono domande retoriche, e che non serve inventarsi problematiche astruse per mostrsi interessato. Durante le pause va a chiacchierare con l'insegnante, o si limita a sorvegliare le sue cose mentre lui va a prendersi un caffè. Quando a fine lezione hanno già tutti cappotto addosso e borsa a tracolla lui alza la mano per domandare un breve riassunto degli ultimi 47 argomenti.
# 30 cent. vanno bene per un caffè, un tè caldo o un pacchetto di cracker. assolutamente necessari se si vuole arrivare a sera.
Ho dimenticato altro?"
-Seya
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in apnea
venerdì, 17 ottobre 2008 19:30 ~ pensieri, hikari, quello che non vedremo mai
CheshireCats
alzo la cornetta di piombo e la reggo con la mano sinistra appoggiandomi con il gomito per non tremare sotto il peso, con la mano destra digito un numero di cifre infinite elevate alla decima e con un po' di fatica porto l'arnese al mio orecchio. l'aria si fa vagamente tesa, comincia a battermi il cuore un po' più forte del solito mentre assordanti tuuuu-tuuuu si fanno spazio a gomitate nel silenzio. dopo qualche secondo risponde una voce, e superata la prima fase delle frasi pronte da scongelare finisco in attesa del mio obiettivo. all'improvviso avverto uno strano senso di umidità e con aria interrogativa mi guardo intorno, prima a sinistra e poi a destra, ma con quella luce fioca e velata non trovo niente di strano: le mie mani ci sono, gli oggetti silenziosi rimangono appoggiati dove erano. non un fruscìo, un movimento, mi sembra quasi di stare in una stanza fatta interamente di marmo, dai poster attaccati con lo scotch alle soffici coperte messe alla rinfusa sul letto. solo adesso capisco il ragionamento del professore di fisica sull'energia potenziale di un corpo. non mi ero mai sforzata di capire la regola, ma in questo momento me la trovo para para davanti agli occhi, ecco, basterebbe semplicemente sfilare la mia scrivania da sotto gli oggetti silenziosamente appoggiati per farli cadere a terra in una frazione di secondo e farli frantumare in mille pezzi, tutte le tazze spaccate, il monitor del computer esploso, lo specchietto rotto. scacciando quei pensieri ridicoli e concentrandomi sulle mie mani tremanti, mi accorgo solo in un secondo momento che i miei piedi si trovano sommersi da uno strato tiepido d'acqua che filtra dalle pareti. prima di riuscire a formulare una qualsiasi spiegazione logica e razionale mi trovo sommersa fino ai capelli e catapultata in una conversazione; la cornetta si fa leggera e le mani smettono di tremare. sono in apnea ma vivo parlo e respiro, che strana sensazione! nuoto da una parte all'altra della stanza, senza toccare mai il pavimento. potrei andare in qualsiasi direzione, un po' come quando si sogna di volare. aspetta.. ecco come mi sento, sto volando!- e all'improvviso mi trovo sul paesaggio al di fuori della mia finestra, sulle collinette e le case e le strade, sto proprio galleggiando in un mare infinito e trasparente. passo da un palo a un altro circondata da pesci, vado su, giù, vicino alla superficie dell'acqua, fino a toccare il fondale.. i minuti passano e la conversazione si fa sempre più intricata e coinvolgente, fino a un punto in cui ho visto e raccontato così tante cose da non saper più dove andare. mi trovo lì, in apnea, non posso stare in silenzio o fare una pausa perchè dall'altra parte c'è qualcuno che si trova in contatto con me. è una bella sensazione sentire la sua voce, penso. mi fa fondere con l'acqua, diventare una sola cosa, potrei andare in qualsiasi posto bellissimo e accogliente alla sola condizione di non interrompere il legame. sostenere una conversazione. stavo facendo proprio quello, prima guizzando da una parte all'altra, poi in balia delle onde, quasi a farsi trasportare da un'altra forza, sto sostenendo un lungo discorso. questo bellissimo sogno prima o poi dovrà finire, penso tra me e me, io sono in balia delle onde ma il mio interlocutore è in balia delle mie parole, il discorso lo dirigo dove voglio io, lui non fa altro che adattarsi. per quanto tempo potrò sostenerlo ancora, questo piacevole peso?, e sommersa dalle mie preoccupazioni il senso di apnea ovattata comincia a dissolversi. il mio tremore, come petrolio nero buttato nell'acqua comincia a rientrare nel profondo delle mie ossa, nel midollo, torna al suo luogo di appartenenza. che fine hanno fatto i pesci, tutte le cose belle che ho raccontato? come l'acqua in un pozzo, prima o poi si dovranno prosciugare, non sono infinite, rifletto. un istantaneo click con l'inizio e la fine ben definiti, e mi ritrovo seduta sulla sedia della mia stanza semibuia. lascio cadere l'oggetto di piombo per terra, facendo scatenare tutta la sua energia potenziale.
-Hikari
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dolce routine
mercoledì, 15 ottobre 2008 22:44 ~ pensieri, post-it, hikari
CheshireCats
immaginatevi una stanza con una finestra che si apre con la chiave. tutti i giorni, regolarmente, questa finestra viene aperta con uno scatto e fa cambiare l'aria, poi si mettono a posto i letti, si spolverano i mobili, si passano l'aspirapolvere e lo straccio, si lavano le tende una volta a settimana e si lucidano tutti i vetri. immaginatevi questa operazione svolta tutti i santi giorni, tutto l'anno, come le persone non si possono scordare a casa le mutande la mattina, la chiave ogni giorno con uno scatto fa aprire la finestra e fa entrare l'aria fresca. poi, in un giorno di primavera, la chiave si perde misteriosamente. è, volatilizzata, prima c'era e adesso non c'è più! strano ma vero, non ci si può fare proprio niente, è andata.
ecco come mi sento, immaginate un bambino che ogni mattina viene svegliato e vestito dalla mamma prima di andare all'asilo. l'ordine è semplice, lo capisce pure lui: arriva la mamma, mi sveglia, prende i vestiti e me li mette, poi mi lava, mangiamo e andiamo insieme in macchina. ecco, un bel giorno il bambino si sveglia da solo ma la mamma non arriva, va a vedere in camera e lei gli dice una cosa sul "questa mattina mi devi vestire e portare in macchina all'asilo". uno come minimo si sente un attimino spaesato, mi sembra anche ovvio, no? "eccomi qui, adesso lo gestisci tu, non avrai mica sempre il cuscino sotto al sedere, lo sai questo?"
-Hikari
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non aspettatevi niente, finisce come inizia:
lunedì, 06 ottobre 2008 20:33 ~ pensieri, random, scritto altrove, hikari
CheshireCats
Erano le 18 e 59 e qualcosa in anticipo di un minuto mi svegliò dal letargo immaginario di quella fresca serata dei primi di ottobre. Era un richiamo, qualcosa che mi diceva su per giù: è facile, alzati e vieni da me. guardami!. Le campane di una chiesa, quelle che ogni mattina per due anni hanno accompagnato il mio risveglio (non sono religiosa, ma le campane mi sono sempre piaciute). Era una musica un po' triste, diversa da quella delle sette di mattina, ma mi accese lo stesso qualcosa. Mi affacciai alla finestra, mentre nell'aria risuonavano le ultime note del motivetto. Una grossa nuvola dalla forma di un triangolo, con l'angolo in basso a destra grigio, spesso e denso, che man mano andava alleggerendosi verso sinistra, tagliava a metà il cielo arancione e blu.
Sotto la mia finestra c'è una specie di valle vuota, bassa e verde con soltanto una strada trafficata, e più in là (circa 300 metri in avanti rispetto alla mia finestra) ne comincia un'altra interna al paese circondata da palazzi. Ecco, da uno di questi si diffondeva una canzone pop anni '80, così ad alto volume da poter essere ascoltata da casa mia. Probabilmente c'era una festa; i palazzi erano scuri perchè era quasi buio, ma il cielo era ancora colorato e luminoso.
Più mi concentravo e più i rumori mi arrivavano alle orecchie- il rombo delle moto, i clacson nelle strade lontane, i cani che abbaiano. Un bambino che piange. Il rumore dei piatti dalla cucina dei vicini. Da lontano si intravedevano addirittura le luci di Roma, riuscivo a vedere le colline con i boschi e gli uliveti. La nuvola si spostava sempre più a sinistra, pulendo e lucidando il cielo al tramonto. Tutti i rumori che sentivo all'improvviso trovarono il loro significato; ognuno faceva parte del piccolo letargo di qualche persona, come tante camerette con loro pruofumo, arredamento e la loro musica, abitate da persone ignoranti, secondo il loro volere, dell'esistenza di altri piccoli mondi isolati come il loro. Chissà quale sarebbe la loro reazione se sapessero che qualcuno li osserva attraverso i loro muri trasparenti, pensai appoggiandomi con i gomiti sul davanzale. Forse si sentirebbero un po' violati; io però non avevo nessun senso di colpa.
Ma io sono troppo obiettiva e realista, continuai, anzi, lo sono diventata: ricordo bene quando papà mi portava a Roma e tornavamo a casa in macchina di sera. Come mi piaceva!, eppure riuscivo a rimanere all'interno del mio letargo a quattro ruote. E' una cosa che adesso non sempre mi riesce. A sentire le macchine che passavano avevo questo flashback, ma sapevo che se fossi stata per strada in quel momento mi sarei esternata nello stesso identico modo, come se il mio corpo avesse fatto parte della cameretta ma la mia mente fosse uscita da quel sacco tiepido di carne e ossa e si fosse messa ad osservare gli eventi che si susseguono; dovrei imparare a vivere un po' meglio nella mia ignoranza.
19 e 43, il cielo era blu intenso, la luna quasi a metà splendeva sola in quella distesa enorme. Una bambina cantava dal balcone dei vicini, i gentitori ridevano e dentro la mia stanza entrava invadente e sfacciato l'odore della carne arrosto. Nessuno, però, stava ad osservare da fuori; intendo, erano tutti intenti ad occuparsi del proprio mondo.
(Chissà se c'è qualcun altro che si diverte a osservare come me; mi chiedo quanto andrà ancora avanti la mia incapacità ad adattarmi alle circostanze. Probabilmente manca quella cosa, quel pensiero o quella persona che potrebbe riuscire a "buttarmi indietro nella mischia" e a ritornare attenta e presente)
lo so che sembro una wannabe scrittrice spicciola ma in realtà non voglio impressionare nessuno, questo l'ho scritto sul mio diario quello di carta e quindi inizialmente era una cosa soltanto per me. mi è sembrato giusto metterlo sul blog, soprattutto per riabituarmi e tornare in campo :P
-Hikari
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raid l'insetticida
giovedì, 25 settembre 2008 13:36 ~ post-it, seya, random stuffs
CheshireCats
Random Quote: Time is a great teacher, but unfortunately it kills all his pupils [Hector Berlioz]
non riesco a smettere di ridere xD
qui per vedere
geniale.
-Seya
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girando in fila per due
domenica, 21 settembre 2008 20:04 ~ blog, cambiamenti e rivoluzioni, sometimes i smile, seya
CheshireCats
Now Listening: Mad World - Gary Jules
Now Reading: Nero Wolfe, Champagne Per Uno - Rex Stout
Now Playing: Zelda..?
Random Quote: 'What do I have to say about Bach's life work? Listen to it, play it, love it, adore it --- and shut up! ' [Albert Einstein]
Non mi sono dimenticata del blog, sul serio. Passo di qui tutti i giorni, come per controllare se per caso si è aggiornato da solo, per vedere se durante la notte mi sono svegliata sonnambula e ho cominciato a scrivere senza neanche rendermene conto. Per adesso comunque non è ancora successo. Comunque mi manca un po' scrivervi. A volte lo farei, perchè mi vengono in mente cose divertenti da dirvi, ma poi o non sono al pc o come mi metto a farlo comincio a pensare 'no dai, è una cosa troppo stupida, meglio lasciar perdere'. Tipo l'altro giorno che mi sono ricordata di quando all'asilo le maestre ci portavano 'in gita' a visitare la città o paesi vicini. Ognuno di noi aveva il suo super zainetto preparato diligentemente dai propri genitori in cui puntualmente si cercava di ficcare qualcosa di nascosto approfittandone dello spazio avanzato tra i fazzolettini di carta e la bottiglietta d'acqua marmocchio-friendly. Per esempio un evergreen era portarsi dietro un giocattolo, di solito un bambolotto per i maschi e un peluche o una barbie per le femmine. I meno pretenziosi si accontentavano di una sorpresa degli ovetti kinder. Ovviamente il peluche che portavo con me non era MAI il mio preferito perchè nelle mie piccole orecchie risuonava costante il parentale avvertimento 'guarda che se lo perdi poi non puoi più giocarci'. Giammai! Prendi me al suo posto! Dopo aver spiegato il motivo del momentaneo tradimento al mio pupazzo preferito [nel caso si fosse offeso] la scelta ricadeva quindi su un esemplare di categoria B, che finiva regolarmente dimenticato sul fondo dello zaino e ne riemergeva solo la sera, tutto imbriciolato e spiegazzato. A questo punto era necessario estendere le vettovaglie a due persone, e quindi si aggiungevano un succo di frutta alla pera e un paio di biscotti (i most wonted all'epoca erano ovviamente i plasmon) destinati a saziare il mio piccolo amico. I biscotti, dopo una stoica dimostrazione di autocontrollo, venivano divorati in macchina e non arrivavano neanche a vedere l'ingresso dell'asilo. Il succo poteva vantare una vita media decisamente più longeva per il semplice fatto che non ero capace di aprirlo da sola. Altro pezzo immancabile, il k-way (che in casa mia è sempre stato chiamato kappauei), che non ho MAI utilizzato in 20 anni di vita ed è sempre stato di impiccio in tutti i momenti possibili, soprattutto quanto ero per l'appunto una babberottola. Se la giornata lo richiedeva, era possibile dotarsi della pratica bussola di Topolino così, nel caso in cui ci fossimo persi tra le tortuose ed impervie strade di Ravenna, avrei potuto indicare coraggiosamente dove si trovava il Deposito di Zio Paperone prima di mettermi a piangere. Vi lascio immaginare da soli quante volte mi è capitato di servirmene.
-Seya
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ora non servono più
domenica, 06 luglio 2008 20:47 ~ cambiamenti e rivoluzioni, seya
CheshireCats
Now Listening: Peaches En Regalia - Frank Zappa
Now Reading: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare - Luis Sepúlveda
Now Playing: Supeeer Smaaaassh Brooooss Braaaawl! *danza della gioia*
Random Quote: 'You're not bad. You're just in pain.' [Charlie - Scent of a Woman]
Chi di voi legge regolarmente quello che scrivo in questo blog (ovviamente parliamo di un numero di persone spropositato) forse ricorderà che qualche tempo fa mi è capitato di raccontarvi ciò che pensavo a proposito di come le persone possono decidere di impegnare i propri sforzi e il tempo della propria vita. In questi mesi ho avuto modo di riflettere a lungo su questo argomento, e mi farebbe molto piacere esporre quelle che sono le mie attuali considerazioni. Quando ho scritto il post di cui vi ho appena accennato [qui il link per chi volesse rileggerlo] ero abbastanza convinta che nella vita si potessero fare sostanzialmente due scelte: dedicarsi anima e corpo a raggiungere un obiettivo e usare tutte le proprie energie per riuscire ad eccellere nel campo scelto, oppure dividere sforzi e tempo in più interessi ed hobby, arricchendo il proprio bagaglio di esperienze ma rinunciando a superare la mediocrità in ognuno di essi. Ovviamente la mia scelta personale ricadeva sulla seconda opzione, poichè esistono moltissime cose che amo e delle quali non potrei fare a meno. Ripensandoci con più calma mi sono accorta però di aver fatto un enorme errore di calcolo in questa valutazione, sostanzialmente causato dal fatto di essere sempre stata una persona molto competitiva. Il vizio di paragonare i miei risultati a quelli di altre persone - magari dimenticando di prendere in considerazione i rispettivi sforzi per raggiungerli - rendeva spesso e volentieri il mio impegno un parziale insuccesso. Non mi sono mai resa completamente conto del fatto che non è possibile separare un'azione o un hobby dalla persona che lo pratica. Credevo che avere successo, anche se solo in un unico campo, rendesse l'individuo stesso vincente. Quello che invece adesso capisco è che la soddisfazione può essere vera anche se osservata da più punti di vista. Non ci sono trofei nel mio salotto, nè corone sulla mia testa, eppure non sento più di essere mediocre. Questo perchè ho capito che non si può valutare la propria vita prendendone in considerazione i pezzi separati. Non vale più l'equazione che dice che essere una fotografa mediocre o una batterista mediocre o una studentessa mediocre fa di me una persona mediocre. Io sono una fotografa e una batterista e una studentessa e una lettrice e un sacco di altre cose che messe insieme mi rendono quello che sono. Prese una per volta non riempiono l'intera tela, e talvolta non sono sufficientemente apprezzabili, ma messe insieme compongono un quadro policromatico unico del quale io sono soddisfatta e che farò di tutto per migliorare ed ingrandire man mano che crescerò. È questo il traguardo che voglio impegnarmi a raggiungere. Pensate che non valga la pena lottare per esso?
-Seya
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di inchiostro e memorie
domenica, 15 giugno 2008 20:06 ~ sometimes i smile, seya
CheshireCats
Now Reading: Nessun Dove - Neil Gaiman
Now Listening: And then there were silence - Blind Guardian
Random Quote: "For those about to rock, we salute you." [AC/DC]
Da qualche anno ho l'abitudine di usare la mia agenda non come promemoria per ciò che deve ancora accadere, ma come luogo di memoria delle cose giù successe. Non è come un diario, e le frasi che vi scrivo sopra sono brevi e telegrafiche. Così se mai un giorno mi domanderò come passavo le giornate a questa età avrò una risposta completa ed oggettiva, e riuscirò a ricordare cose che altrimenti rimarrebbero disperse in un angolo remoto della mia mente. Prendo una delle agende che conservo tra i libri sul mio comodino, e la apro alla data del 15 giugno 2007. Un anno fa. Nell'angolo in alto a destra c'è scritto semplicemente ' - 5 ', mentre al centro della pagina, in corsivo, una bic nera ha tracciato la scritta 'cena di classe'. Un anno fa mancavano 5 giorni all'esame e si è svolta la mia ultima cena di classe, della quale i miei ricordi sono molto vaghi [fatta eccezione per la brioche all'una di notte e per la mia macchina che derapa sulla ghiaia del parcheggio]. Ma come al solito, non sono qui per parlare di ricordi e malinconia. Non voglio mettermi a discutere su come certi periodi trascorrano dilatati, come se appoggiati su una piastra rovente, mentre altri passino così veloci da non lasciarti il tempo di voltare la testa per guardarti alle spalle. Per una volta voglio limitarmi a sedere davanti alla me stessa di 12 mesi fa, osservandola come farà la seya del prossimo anno con me. E così seduta vedo in lei solo un sorrisetto modesto, come quello di chi sa che sta per cambiare tutto ma non ha idea del come. Mi vedo indosso i jeans che adesso mi stanno larghi, sul naso gli occhiali che - ora lo so - finiranno rotti, vedo le mie mani senza cicatrci e il gomito con la fascia per la tendinite che adesso non c'è più. Vedo che sul mio viso non c'è ombra che mi riveli quello che mi succederà, le cose che vedrò, chi incontrerò, e non esiste ancora neanche pensiero o speranza di vivere quelle cose, vedere quei luoghi, incontrare quelle persone. Vedo ancora accese luci destinate a diventare lampadine rotte, e mi accorgo di tutti i punti oscuri in me che adesso sono illuminati. Vedo occhi che ancora non sanno di saper piangere e labbra che non ricordano di poter sorridere. E al di là di tutte le congetture che voi possiate fare, di tutti i se e di tutti i ma che si riescano a presupporre, sento di avere abbastanza fiducia in quello che sono ora da poter dire che la persona su cui poserò lo sguardo tra un anno non avrà niente da invidiare a quella che ero allora. Perchè adesso, sopra ad ogni altra cosa, sono felice.
-Seya
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 Benvenuti nella nostra fabbrica. Potrete trovare gli oggetti che da sempre desiderate e le cose che più bramate. Abbiamo un vasto assortimento di stivali per gatti, palloncini bucati ed avvocati senza scrupoli. Se vi inoltrerete tra i nostri scaffali (a vostro rischio e pericolo) troverete post-it in carta di riso, lampadine da ricambio per le vostre stelle, principesse in età da marito, guanti da bianconiglio e mappe del tesoro. Magari vi perderete tra i nastri trasportatori, i rulli compressori e tutti i macchinari che finiscono con ori. Qua e là per la fabbrica troverete pezzi del nostro cuore e della nostra mente, momenti della nostra giornata e attimi della nostra vita: non portateli via. Osservateli se volete, commentateli, sono messi lì apposta. Non chiederemo soldi in cambio della nostra merce, nè vi costringiamo a rimanere. Ad ogni modo, ci auguriamo che la permanenza risulti piacevole e speriamo che possiate trovare l'innaffia-nuvole che stavate cercando senza saperlo.
Seya |
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Amo/Odio: La pioggia, il cioccolato, il passato, svegliarsi prima di quanto si dovrebbe, il cioccolato di nuovo, la doccia, le scarpe con il tacco, i farmaci, i viaggi in aereo, le amiche che parlano tanto, il bianchetto, sentire qualcuno che parla di te, i viaggi in generale, un abbraccio, piangere, la neve, la spiaggia, il mare, chi ascolta musica, il doposole, gli sms di mio babbo con i risultati del calcio, la scuola, la mamma, le candele, seya, le vacanze corte, il miele e tante altre cose che ora non ricordo.
Musica: Blind Guardian, Edguy, Epica, Vision Divine, Avantasia, AC/DC, Rhapsody, Symphony X, Stratovarius, Norther, Tystnaden, Helloween, Jorn Lande, Apocalyptica, Dark Moor, Disillusion, Amorphis, Savatage, Ayreon, Blackmore's Night, Silentium, Fjoergyn, Within Temptation, Mors Principium Est, Lunatica, Elvenking, The Who, Embraced, King Crimson, Mozart, Joe Satriani, Sigur Rós, Metallica, Eternal Tears of Sorrow, Dark Lunacy, Immediate Music, Slumber, Iron Maiden, Russell Allen, Liquid Tension Experiment, Twisted Sister, Queen, Trick or Treat, Altaria, Dire Straits, Billy Joel, Sonata Arctica, The Velvet Underground, Iced Earth, Nightwish, Novembre, Twilight Ophera, Krypteria, Bach, Hurt, Kalmah, Die Apokalyptischen Reiter, Clint Mansell, OSI, Maria Callas, Poison, Katatonia, Freedom Call, Haggard, Eric Clapton, Dream Theater, Pachelbel, Gamma Ray, Dragonforce, Genesis, Manowar, Dream Evil ed altri vari |
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È la ciliegina sulla torta di cui tutti sentono parlare ma che pochi hanno avuto l'onore di vedere nella realtà e ancora meno di assaggiare. Eppure, per quanto la prima impressione possa essere ottima e invitante per tutti, posso assicurarvi che in realtà lei è ancora meglio di quanto chiunque si aspetti. È un campo di girasoli durante un viaggio in macchina noioso, una patatina fritta finita per sbaglio sulla tua pizza margherita. Ti fa allargare gli occhi per la sorpresa e non riesci a trattenere un sorriso di cui tu solo sai il significato. È la punta di cioccolato di un cornetto, la schiuma del bagnoschiuma ai frutti di bosco (che non brucia gli occhi però). Ti consola quando sei giù di morale, e tira fuori da te la parte più dolce che tutti dimentichiamo. È un cd con la tua musica preferita, il libro che non smetteresti mai di rileggere. Ti fa passare dei momenti felici, senza chiederti nulla in cambio se non l'affetto che chiunque vorrebbe darle. È una delle persone migliori che puoi sperare di incontrare, e ti consiglio di tenertela stretta, senza farle male. E quando sarà inverno, quando sarà primavera, estate ed autunno, stai certo che lei sarà lì accanto a te, pronta a strapparti una risata o a meravigliarti con qualcosa di nuovo. Perchè lei è Hikari, e nessuno riuscirà mai a cancellare dai suoi occhi quella luce che solo lei può avere. Per fortuna.
Seya
Hi ka ri, ci sono parole per descriverla? E' un fiore, un piccolo bellissimo fiore che sboccia.
E' lo spiraglio di luce che fende le nuvole dopo una giornata di pioggia. E' l'aroma del caffè le mattine d'inverno e il marshmallow nella cioccolata calda.
Hikari di una dolcezza infinta, Hikari che ti fa sorridere quando sei triste e ti sorride anche quando è triste. Una di quelle poche persone di cui sei assolutamente felice d'averne fatto la conoscenza. Un oggetto luccicante in uno sterminato prato verde. Una parola dolce nel momento giusto, e un'adorabile custode.
Una persona per la quale sprecarsi a scrivere una cosa del genere. Perchè merita questo e tanto altro.
Giulycat
Musica: Abyssaria, Abyssos, Ajattara, Amniotic Count, Amok, Amorphis, Anathema, Anorexia Nervosa, Apocalyptica, Arch Enemy, Arsis, Blackmore's Night, Blind Guardian, Catamenia, Children of Bodom, Dark Lunacy, Dark Tranquillity, Death, Demiurg, Dimmu Borgir, Disillusion, Dragonland,
Elvenking, Embraced, Emperor, Enslaved, Ensiferum, Epica, Eternal Tears of Sorrow, Finntroll, Fjoergyn, Graveworm, Helloween, Idolator, In Flames, Insomnium, Iron Maiden, Kalmah, Katatonia, Killswitch Engage, Lacrimas Profundere, Mar De Grises, Midnattsol, Moonsorrow, Morbid, Mors Principium Est, Mortiis, Nightwish, Nirvana, Nocte Obducta, Norther, Novembre, Persuader, Process of Guilt, Raintime, Rising Moon, Sadist, Sepultura, Scar Symmetry, Shining, Sirenia, Slumber, Soilwork, Sonata Arctica, Sonic Syndacate, Stratovarius, Swallow the Sun, Testament, Tiamat, Turisas, Weird Al Yancovic, Winterhorde, Wintersun e altri |